Capisco il contesto storico, socio economico e quant'altro....ma le "microcar" le ho trovate sempre un po' ridicole, ieri come oggi. Col marchio Bmw poi è (oggi) un ossimoro, abituati a certe esagerazioni al contrario! A parte questa riflessione del tutto soggettiva, è comunque un esemplare perfettamente restaurato (credo) e sicuramente più originale a vedersi rispetto a tante Fiat 500...
Molto rara, probabilmente anche in Germania non ne furono vendute molte.
Restando nel settore delle "Microcar" tedesche, esistevano alternative più economiche.
Comunque complimenti per l'avvistamento e mi fa piacere vedere un esemplare.
Le derivate "Isetta" realizzate su licenza ISO dalla BMW godettero di un buon successo commerciale (sicuramente, le "250"/"300" più di queste "grosse" "600" ), e furono determinanti per rimettere in carreggiata le finanze della Casa bavarese, nella 2a metà degli anni '50 in progressivo e grave deterioramento.
È poi noto che, tra la popolazione tedesca, le microcar erano ben accette, al contrario del pubblico italiano, che le ha sempre snobbate e considerate negativamente, anche quando incarnate in prodotti relativamente validi e "indigeni", come appunto l' "Isetta".
Esemplare indubbiamente interessante per suggestione storica e spunti tecnici, anche se lontano dei miei orizzonti motoristici.
Se dovessi immaginare una Smart ForFour degli anni '50 la immaginerei praticamente identica a questa BMW 600.
Pare che fu venduta per circa un anno e mezzo in poco più di 30 mila esemplari, non pochi ma nemmeno tanti, fu anche esportata oltreoceano dove però riscosse un successo praticamente nullo.
Credo sia l'unica vettura al mondo che si possa definire due porte ma che è dotata anche di una porta posteriore.
Interessante utilitaria, direi simpatica. Lo stemma dell' elica sembrerebbe, agli occhi di chi non conosce la storia di BMW, attaccato sensa senso su un'autovettura qualunque.
Col marchio Bmw poi è (oggi) un ossimoro, abituati a certe esagerazioni al contrario!
Sempre meglio questa che le 330d mappate...
Comunque è un ottimo avvistamento, assomiglia leggermente alla Zündapp Janus.
Non sarà il classico genere del marchio bavarese ma allo stesso tempo è diventata uno dei modelli più iconici.
Va anche rilevato che per una nicchia di collezionisti, non minuscola in verità, le bubble car rappresentano oggetti di culto, e le quotazioni di gran parte di esse sono molto elevate in rapporto a quel che possono offrire in termini di confort e prestazioni.
Non conosco nello specifico i valori della BMW "600", ma per molte microcar, ovviamente in buono stato, parlare di 25-30 k€ è del tutto normale.
La BMW 600 è stata una evoluzione più abitabile, potente e versatile della Isetta. Se le somiglia nel frontale quasi verticale con sportello anteriore, i fanali a metà montante e per il padiglione spiovente al posteriore, passa da due a quattro posti introducendo un divanetto posteriore accessibile da un solo sportello laterale sul lato destro della vettura (una asimmetria che me la rende insopportabile). L’accesso al posto di guida avviene dallo sportello all’anteriore (inconcepibile per gli attuali dettami di sicurezza), come sulla Isetta 250/300. Se uno dei ben pubblicizzati pregi di quest'ultima era l’accesso diretto dei passeggeri al marciapiede parcheggiando a spina di pesce, con la 600 è possibile ma più difficile visto che passa da 2,30 m a quasi tre metri di lunghezza. In compenso il retrotreno ha il differenziale (che l’Isetta non ha) per le ruote posteriori più distanziate che garantiscono una tenuta di strada, relativamente, migliore. Il motore è un geniale 600 cc bicilindrico boxer a 4 tempi contro il monocilindrico a due tempi dell’Isetta di derivazione motociclistica. In sostanza, la BMW 600 era più macchina (aveva una velocità massima dichiarata di 100 km/h) ma sicuramente era meno rivoluzionaria dell’Isetta, l’auto dei desideri adolescenziali di mio padre e dei suoi amici. Anche per questo l’Isetta della BMW ebbe più successo della 600. Al suo parziale fallimento, circa 35.000 esemplari venduti in due anni (contro le circa 160.000 Isetta vendute dalla BMW in sette anni) contribuirono le mutate condizioni economiche in Germania (mercato di riferimento) con un’economia in espansione, il basso costo del petrolio e l’influenza sempre maggiore del modello americano basato su vetture con dimensioni, cilindrate e potenza in costante crescita. Dopo solo due anni di produzione, nel ’59, la BMW sostituì la 600 con la 700 che, grazie a contenuti lontani dal concetto di microcar permise alla BMW di allontanare il fallimento. Anche mio padre, appena poté disporre delle risorse economiche sufficienti per l’acquisto di una vettura, rinunciò al sogno dell’Isetta per comprare una più solida e capiente Fiat 600, conservando nel cassetto dépliant, foto e articoli di giornale.
P.S. Tra le microcar degli anni '50, la mia preferita è la Gutbrod 600.