Le poche Regata sopravvissute sono spesso piuttosto trascurate, complice il totale disinteresse per questo modello da parte del collezionismo storico, nonostante dalla presentazione siano passati 30 anni. Nello stesso intervallo, le equivalenti FIAT 1300/1500 avevano già, giustamente, conquistato alcuni estimatori. Oblio immeritato, essendo l'ultima berlina FIAT di "segmento D" ad aver riscosso un buon successo commerciale, con parecchi punti di forza: design azzeccato e con un piglio di aggressività, interni curati, motorizzazioni brillanti. Peraltro, come su parecchie vetture coeve del Gruppo, l'affidabilità di molta componentistica non era eccezionale.
Markino il 02/01/2013 10:56:07
Le poche Regata sopravvissute sono spesso piuttosto trascurate, complice il totale disinteresse per questo modello da parte del collezionismo storico, nonostante dalla presentazione siano passati 30 anni. Nello stesso intervallo, le equivalenti FIAT 1300/1500 avevano già, giustamente, conquistato alcuni estimatori. Oblio immeritato, essendo l'ultima berlina FIAT di "segmento D" ad aver riscosso un buon successo commerciale, con parecchi punti di forza: design azzeccato e con un piglio di aggressività, interni curati, motorizzazioni brillanti. Peraltro, come su parecchie vetture coeve del Gruppo, l'affidabilità di molta componentistica non era eccezionale.
Beh... onestamente, a mio avviso, il design non era proprio riuscitissimo... E' stata un deciso passo indietro rispetto alla precedente 131 III serie, più valida esteticamente e soprattutto tecnicamente. E difatti di lei si sono accorti, come le sue antenate...
Beh... onestamente, a mio avviso, il design non era proprio riuscitissimo
Il mio ricordo dell'epoca, nella stagione in cui iniziavo il liceo, è che la Regata, pur avendo un' impronta razionale e non particolarmente originale, in generale risultava gradita ad utenti e appassionati. Il vistoso baffo sul parafango posteriore e lo spigolo lungo la fiancata conferivano un'impressione di dinamismo all'insieme. Erano disponibili colori gradevoli, specie i metallizzati nella gamma del grigio (il "canna di fucile" che iniziava ad essere in voga) e dell'azzurro che contribuivano a rendere la Regata piuttosto elegante e "importante"; a tale ultima impressione concorrevano i gruppi ottici anteriori e posteriori di grandi dimensioni. Naturalmente i gusti restano personali, e riconosco comunque che le ultime 131 erano ben riuscite.
All'epoca le Fiat si vendevano ancora a peso, non tanto per spiccate caratteristiche estetiche. Trovo che la Regata, con le portiere della Ritmo prese pari pari, avesse la coda che non c'entrava nulla col resto della carrozzeria. Le cose migliorarono un pò con la seconda serie, che aveva portiere inedite. In casa Fiat c'era la Prisma che, nonostante anch'essa derivasse strettamente dalla due volumi, aveva una linea decisamente più elegante e riuscita. Se poi guardiamo all'Alfa di allora, il paragone è improponibile. Un'auto onesta che costava poco e accontentava praticamente tutti. Il segreto di tanti anni di successi Fiat.
A mio giudizio la questione deve essere considerata con maggiore articolazione. Nulla da eccepire quanto alla scala gerarchica nella quale il BUE ha collocato le auto italiane del periodo. Sull'Alfa sono in clamoroso conflitto di interesse, ma anche la Prisma era particolarmente riuscita; i prezzi erano parimenti scalati, sebbene in un "range" molto contenuto. Ma nel confronto con la numerosa concorrenza straniera omogenea per categoria, dotazione e cilindrata (Audi 80, BMW 316, Citroen BX, Ford Sierra, Opel Ascona, Renault 18, ecc.) la Regata, stando ai listini del 1985, anno di cui ho a portata di mano un Quattroruote, era quasi sempre offerta ad un prezzo equivalente o superiore, anche in misura apprezzabile. Il successo di questo modello non poteva quindi reggersi sul solo affidamento nell'eterna consuetudine ad acquistare FIAT, elemento che ha certamente costituito una colonna portante della cultura di quell'azienda, come ho già sostenuto altre volte, ma che sfuma mano a mano che si sale nei segmenti superiori, i cui potenziali acquirenti sono tradizionalmente più smaliziati e cosmopoliti, e quindi pronti a valutare senza troppi condizionamenti anche l'acquisto di prodotti alternativi e stranieri. Le ottime vendite conseguite dalla Regata dovevano, pertanto, necessariamente poggiare anche su fattori tangibili, tra i quali le motorizzazioni brillanti, la buona dotazione di accessori delle molto diffuse "S", la gamma articolata, e, secondo la diretta esperienza dell'epoca, l'immagine di vettura dal design razionale, moderno e "blandamente" aggressivo. Non si dimentichi infine che la Regata nasceva sotto la gestione dell'Ing. Ghidella, che ha rappresentato l'ultimo periodo in cui la FIAT ha prodotto automobili con seria convinzione e concentrazione sul core business.
Io francamente non ci vedo nulla di sportivo nella Regata.. E' una ritmo con la coda, ugualmente alla Malaga con la Ronda.. Certo la regata ha assunto una sua personalità ben precisa, che è andata al di là di "ritmo con la coda" , ed è stata premiata da un buon successo di vendite. la successiva Duna ad esempio non centrò questo successo e l'operazione "Uno con la coda" rimase uno dei fiaschi più noti della fabbrica torinese..
Danguard, ho scritto "blandamente aggressivo", e prima ancora "piglio di aggressività": è ben diverso dal dire "sportivo", cosa della quale mi sarei ben guardato. Per abitudine mi sforzo di dare peso alle parole, anche per spirito di sopravvivenza: negli ambienti direzionali di una grande banca cannare una parola in una mail può equivalere a farsi retrocedere in un sottoscala
danguard76 il 03/01/2013 00:42:51
la successiva Duna ad esempio non centrò questo successo e l'operazione "Uno con la coda" rimase uno dei fiaschi più noti della fabbrica torinese..
... Così come la Tipo con la coda, la Tempra, dopo i primi due anni in cui se ne vendettero parecchie, divenne un flop colossale. Per non parlare poi della Bravo con la coda... (tuttavia la Duna non era successiva alla Regata, ma di un paio di segmenti inferiore...)
Tuttavia resto dell'opinione, d'accordo con l'Arch. Danguard, che la Regata aveva tutt'altro che una linea aggressiva e "importante", e che il suo successo era dato dal marchio che portava, dal fatto che spesso sostituiva altre Fiat nelle allora quasi autarchiche famiglie italiane e che comunque era ovvio, al cambio macchina, pensare innanzitutto alla Fiat a listino, per poi andare oltre qualora questa non aggradasse, a cominciare da Lancia e Alfa Romeo.
(foto "etilico" )