Auspico un rientro dall'estero per questo pregevolissimo esemplare direi grigio scuro metallizzato.
Il propulsore 6V 2,5 lt. dovuto principalmente a Giuseppe Busso, torinese classe 1913, figura tra le più mitiche nell'universo alfista per il suo spessore tecnico e umano, è inebriante per elasticità, prestazioni e sonorità.
Non vorrei bestemmiare ma il V6 della Nissan montato sulle serie Z suona non dico al livello del Busso ma ha una sonorità "old style". Proprio l'altro giorno ho visto passare una bellissima 350Z in piena accelerazione e per un attimo, prima di averla vista, pensavo fosse un'Alfa V6.
Sono troppo di parte, ma proprio non riesco a farmi piacere il suono del Busso. Sabato scorso mi sono capitate, a poca distanza l'una dall'altra, le accelerate di una Gtv 6 e di un'Alfa 75 1.6 (mi trovavo su un grande viale in prossimità di un semaforo, fermo in sesta fila): oh, a me la seconda ha esaltato, la prima affatto. Non ho mai avuto il piacere di sentire accesa la versione d'origine del Busso: Alfa 6 prima serie, con 6 carburatori monocorpo.
Potrebbe essere lo stesso esemplare che a volte è presente nei raduni che si svolgono nel vercellese.
Non apprezzo la strumentazione digitale tipica delle Quadrifoglio Oro; se non sbaglio nelle 90 aggiornate nel 1986, il quadro strumenti tornò ad essere analogico anche sulle 2.5.
Che ve lo dico a fare... Fiat Tempra Sx, non sapevo mai quanta benzina ci fosse nel serbatoio, ne la temperatura dell'acqua, dato che segnava 130 se accendevo il ventilatore interno
Anche noi in famiglia avevamo una Tempra SX.
Quattro anni senza il minimo problema alla strumentazione digitale.
Oggi le strumentazioni digitali si stanno diffondendo sempre più, con soluzioni più o meno futuristiche.
Le strumentazioni digitali degli anni '80 erano troppo avanti sui tempi.
Premesso che la 90 mi piace enormemente più della 75 , vorrei fare alcune precisazioni.
Sebbene universalmente per "Busso" si intenda il V6, il vero capolavoro di Giuseppe Busso fu proprio il bialbero 4 cilindri. Che a differenza del v6 aveva il doppio albero a camme in testa .
Per ciò che riguarda il V6 Nissan, suona come il Busso per un semplice fatto. Ossia, è un clone del V6 milanese.
Quando l'Alfa stipulò l'accordo con Nissan per produrre niente popò di meno che l'Arna, i tecnici giapponesi, per contratto,.obbligarono l'Alfa a fargli visionare le schede tecniche del V6. E lo copiarono spudoratamente, meccanismo della distribuzione compreso.
Massima stima per la qualità giapponese, ma non mi stanno molto simpatici, per usare un eufemismo...
Questa non la sapevo e ora mi spiego perché inconsciamente ho un debole per le Nissan serie Z, la 350 in particolare. In effetti emette una melodia incredibilmente simile al V6 di Giuseppe Busso.
Neppure io conoscevo questo interessante aneddoto.
Mica scemi i jap, e, in fin dei conti, sempre "a 90 gradi" gli italiani, quali che siano le ragioni sottostanti...
Comunque, a proposito della fama di copiatori dei Jap ho un altro interessante aneddoto, riguardante il settore motociclistico.
A fine anni '70 inizio '80, la Moto Morini non se la passava bene economicamente e non aveva il budget per sviluppare un nuovo motore di alta cilindrata.
Dato che in quel periodo il turbo stava prendendo piede, al mitico progettista Franco Lambertini, venne l'idea di turbizzare il V2 e si rivolse alla giapponese IHI per una collaborazione ed eventuale fornitura.
Quasi subito, cominciò a ricevere pressanti telefonate dalla Honda circa la sua idea. Lambertini, insospettito, mangiò la foglia, e forni' alla Honda delle schede tecniche VOLUTAMENTE con quote errate.
Detto fatto, dopo pochissimo usci' una Honda 500 Turbo, che però, cosa rara per una moto Jap, manifestò inizialmente grossi problemi di affidabilità e funzionamento.. E sapete perchè? Perchè applicarono pari pari il progetto di Lambertini, non accorgendosi del sabotaggio.
Queste "chicche" sono deliziose: ringrazio alequattro75 per averle diffuse.
Sul Busso, aggiungerei solo che:
1. doveva nascere - insieme all'Alfa 6 - nel 1973. La crisi petrolifera fece rimandare il progetto, praticamente chiuso. Tanto che nel 1979, quando ripartì, non cambiarono nulla e la povera Alfa 6 sembrò un'Alfetta, vitaminizzata ma soprattutto ormai vecchia.
2. i 6 carburatori Dell'Orto furono un ripiego. L'iniezione era prevista fin dall'inizio, se non altro perché questo motore doveva sostituire il (costosissimo) 8V della Montreal. Che aveva - appunto - l'iniezione. Solo che all'epoca non si raggiunse accordo con la Bosch, per svariati motivi e dovettero rimediare con i 6 Dell'Orto di origine motociclistica.
Va comunque detto che - piacere del rumore a parte - la I serie dell'Alfa 6 era un incubo per i proprietari perché era difficilissimo accordare i 6 carburatori alla perfezione: irregolarità di carburazione erano all'ordine del giorno...