Quasi incredibile che sia sopravvissuta.
Ricordo un esemplare uguale, targato PV, che girava a volte in provincia di alessandria, fino al 2012 circa, poi non sono più riuscito ad incontrarlo.
Vedere davanti il cruscotto di una Alfa Romeo, poi girare la chiave e sentire il rumore di un camion invece di quello rabbioso del bialbero milanese mi lascia una sensazione di smarrimento. Scena vissuta personalmente con una Alfetta 2.0 TD....
Notevolissima superstite con motore 2000 ereditato dalla Alfetta, che l'anno precedente ottenne il più potente e adeguato 2400. L'esemplare è identico a quello provato da Quattroruote nel numero di ottobre 1983: rosso veneziano con interni in panno beige. Gli interni erano di molto migliorati rispetto alla serie precedente, sia nella qualità che nella dotazione di serie: quattro vetri elettrici, volante regolabile, centralizzata e il costoso specchietto destro a regolazione elettrica. Peccato per l'assenza del servosterzo che rendeva le manovre difficoltose, e che non era ottenibile neppure a richiesta. La ripresa anche lasciava un po' a desiderare (tre stelle) ma l'auto comunque riusciva a raggiungere quasi 160 km/h, velocità notevole per un diesel dell'epoca e comunque al top nella categoria. Altra pecca era l'insonorizzazione, che era migliorabile. Il prezzo di quasi diciotto milioni era superiore a quello della Opel Rekord, ma c'è da dire che la dotazione era indubbiamente più ricca e il marchio aveva un altro appeal. L'Alfetta TD invece, costava più della Mercedes 200D W123. Per quanto riguarda il valore storico delle Alfa diesel, secondo me avevano un senso nella gamma di allora dove comunque un diesel non poteva mancare su auto di questa categoria (e infatti non fu un insuccesso). Ma oggi di senso ne hanno ben poco (qualcuna, per testimonianza, merita di essere preservata) anche se per pura curiosità mi piacerebbe provarne una.
Presentata nella primavera 83 con carrozzeria della seconda serie, la Giulietta TD è stata aggiornata tre mesi più tardi, facendo presumibilmente infuriare quanti avevano acquistato i primi esemplari trovandosi poche settimane dopo con un'auto superata.
Sebbene l'Alfetta TD del 1980 abbia un certo rilievo storico per essere stata la prima vettura a gasolio ad offrire una qualche parvenza di sportività nella guida, oggi può avere senso in una grande collezione a tema; il discorso è ancor più valido per i modelli successivi; possono fare eccezione ragioni affettive, altrimenti 1000 volte meglio un bel bialbero, anche nelle configurazioni meno prestazionali...
Il prezzo di quasi diciotto milioni era superiore a quello della Opel Rekord, ma c'è da dire che la dotazione era indubbiamente più ricca e il marchio aveva un altro appeal
Direi che la Giulietta, nonostante il diverso "appeal" del marchio, potesse essere paragonata alla Ascona nella gamma Opel. La Rekord, appartenente al segmento E, era l'equivalente dell'Alfetta.
Io penso che chi sceglie di acquistare una Giulietta TD o in generale un'Alfa diesel (delle generazioni in cui non era ancora di moda) lo fa anche e soprattutto per differenziarsi dalla massa, e non posso fare a meno che approvare questa scelta che farei anche io se dovessi cercare un'Alfa storica; Poi certo, se si guarda anche al piacere di guida (cosa che molti appassionati fanno per poi tenerle chiuse nei garage a vita) il discorso di preferirla a benzina ci sta pienamente.
Ottimo avvistamento comunque, questa sarà emigrata da oltre vent'anni dalla sua terra di origine.
Parlando di auto ormai con svariati decenni di vita, più che di senso parlerei di "gusti" di chi cerca determinati modelli o versioni. A me intrigherebbero non poco, ad esempio, una 33 TD o una Mini Bertone diesel, sicuramente coi loro difetti, ma essendo oggetti da uso non quotidiano (senza essere però ridicolmente risicato), non mi farei così tanti patemi su di essi.
#12 L'ho evidenziato proprio perché mi sembrava paradossale che un'auto di classe inferiore superasse come costo una di classe superiore (e non di qualche centinaio di mila lire, ma di alcuni milioni).
#13 Anche io la approvo come scelta ma per approcciarmi al marchio del biscione non la farei sicuramente, semmai in seguito per provare qualcosa di "diverso".
Spettacolare. Non ribadisco, in quanto inutile, il mio amore per la Giulietta terza serie (questione di imprinting ma non solo) specie se in allestimento lussuoso e colore metallizzato scuro che esalta il grigio metallizzato chiaro delle plastiche.
L'Alfa fece bene a proporre la Turbo Diesel in allestimento identico a quello della 1.8 L (con una sola mancanza: i lavatergifari non potevano essere montati perché il radiatore più grande non lasciava spazio per i relativi motorini), ciò oltre ad elevarne la classe ne giustificava, in parte, il prezzo. A quanto scritto ottimamente da Francesco correggo due dettagli: lo specchietto destro elettrico non era di serie ma ottenibile a - carissimo - prezzo dalla nutrita lista Linea Accessori dell'Alfa Romeo, mentre i vetri elettrici posteriori erano optional che si pagava a parte ma che in realtà su quasi tutti gli esemplari era praticamente imposto: pare che non fossero il massimo dell'affidabilità, ma pazienza.
Altre due caratteristiche erano le prese d'aria supplementari ai lati della targa anteriore per far affluire più aria al succitato radiatore e il terminale di scarico stile bazooka, che in una Diesel si rivelava controproducente per via dei fumi che venivano sparati verso l'alto: meglio sarebbe stato adottare un terminale ricurvo come nelle versioni benzina.
Al netto di tutto ciò che si possa pensare sui motori a gasolio, la visione di questo esemplare fa bene al cuore.
Vedo che gli alzacristalli elettrici posteriori erano effettivamente opzionali (su quella della prova erano presenti) e costavano 336.000 L. Lo specchietto veniva dato da 4R come di serie, ma né Alfetta né Giulietta della prova paradossalmente lo montavano. La differenza di prezzo era di più di due milioni e mezzo (Giulietta 17.790.000 L e Rekord 15.204.000).
Allego il dépliant dell'epoca, aggiungo che in quello della Alfetta TD è presente nell'allestimento di serie solo lo specchio elettrico lato guida, non era previsto a richiesta quello lato passeggero, probabilmente è un refuso di 4R:
Ricordo quella prova e in effetti il refuso dell'autore del servizio è notevole: nessuna Giulietta destinata al mercato italiano è uscita dalla fabbrica con lo specchietto destro di serie, fatta salva la serie speciale 2.0 Super del 1980, che in effetti proveniva dritta dritta dal mercato tedesco. All'estero in effetti lo specchietto destro era già diventato un accessorio quasi irrinunciabile per vetture di fascia medio-alta, e la Giulietta non faceva certo eccezione. In Italia invece non solo era costoso, ma praticamente introvabile: molti giuliettisti volendo montarlo in ogni caso si dovettero adeguare a scegliere un Vitaloni generico di forma simile, ma ben diverso da quello caratteristico della terza serie.
Certi mercati particolarmente esigenti come quello sudafricano (che le sue Alfa le costruiva da se nella celebre fabbrica di Brit) offrivano sulle Giulietta più costose addirittura i doppi specchi regolabili elettricamente mediante manettino sul tunnel. E non era l'unica specificità della gamma Giulietta in Sudafrica, paese in cui il cuneo di Arese riscosse un plebiscito di vendite che sorprese la dirigenza stessa.
La lista optional pubblicata da Vincenzo S4 è emblematica di come ancora a metà anni ottanta in Alfa facessero uso della deprecabile pratica degli optional imposti: le cinture posteriori su 1.8 e 2.0 TD erano a pagamento ma in realtà non ne ho mai viste senza, stesso discorso per gli alzacristalli elettrici anteriori delle 1.6 destinate al mercato italiano.
Al contrario, certe altre cose offerte di serie come l'illuminazione cofano motore o il doppio accendisigari (e, aggiungo, il quadro d'avviamento che rimaneva illuminato per qualche secondo dopo lo spegnimento delle plafoniere) erano indice dell'impegno da parte dell'Alfa di offrire un prodotto che soddisfacesse la clientela più esigente.
Molto gradevole lo spegnimento ritardato del quadro, ammesso che non fosse difettoso: mi piacerebbe molto vederne uno. Si può sapete - dato che ormai mi sono incuriosito - quanto costava questo beneamato specchio destro elettrico?
Francesco240D il 05/09/2024 10:49:36
Molto gradevole lo spegnimento ritardato del quadro, ammesso che non fosse difettoso: mi piacerebbe molto vederne uno
A scanso di equivoci, per "quadro d'avviamento" intendevo il commutatore (o blocchetto) d'accensione. Ieri era tardino e non mi ricordavo come si chiamasse.
(foto "targhemodenesi" )