Curiosa questa coesistenza di due tonalità bluette tra loro molto simili, una delle quali, credo quella della carrozzeria, prevista alla fabbrica.
Serie ai miei occhi molto desiderabile costruita in poco più di un anno in circa 21mila esemplari. Relativamente buono il numero delle superstiti, se contiamo che stiamo parlando di un modello di circa 76/77 anni fa.
Nel ‘72 poteva già essere considerata come auto d’epoca?
Beh al tempo aveva 23 anni.. Può essere. Come può essere possibile anche che sia migrata ineieme al nucelo familiare che la possedeva, magari l'hanno tenuta per ricordo o per legami sentimentali, chissà..
Sicuramente era più storica lei al tempo che le auto degli anni 2000 oggi, di cui purtroppo si inizia a vedere una sempre più frequente presenza ai raduni..
Sicuramente era più storica lei al tempo che le auto degli anni 2000 oggi
Certamente, anche perché oggi il concetto di auto "vecchia" è un po' cambiato.
Questa Topolino del '49 nel 1972 appariva senz'altro più vecchia di quanto non lo sembri oggi, ad esempio, una Uno seconda serie del '92.
23, quindi penso fosse considerata solo un'auto vecchia. Dopo i 30 anni probabilmente sì, come dici tu, avrà iniziato a essere considerata un'auto storica.
di cui purtroppo si inizia a vedere una sempre più frequente presenza ai raduni.. Sad
Presenza che anche a me infastidisce un po'. Anche perché i modelli "Youngtimer" sono sempre quelli. Quando organizzo io i raduni di solito mi fermo alla soglia dei 25 anni (1999/2000) e già resto di manica larga... ma ormai l'andazzo è quello di accettare tutto purché sia sportivo, appariscente, colorato e attiri gli sguardi dei presenti. Nulla di male ma non è il mio genere...
Non mi ero accorto del decennio che Frabo187 aveva aggiunto!
Alla luce di questo, modifico il mio intervento:
appariva senz'altro più vecchia di quanto non lo sembri oggi, ad esempio, una Uno seconda serie del '92.
"appariva senz'altro più vecchia di quanto non lo sembri oggi, ad esempio, ...una Punto seconda serie del 2002."
Questo rafforza ulteriormente il mio ragionamento.
Sì, ma se nel 1972 il proprietario dell'auto in questione avesse pensato di rottamare questa bella Topolino, visto che si trattava di una vecchia e banale utilitaria, come può apparire ai nostri occhi del 2025 una Punto del 2002, oggi avremmo un'auto storica in meno.
Infatti, credo che nel '72 questa Topolino sembrasse ben più vecchia (e quindi meritevole di conservazione) di quanto non appaia oggi una Punto seconda serie.
Sì, quello è vero, però io volevo dire che non condivido questa forma di "razzismo" nei confronti delle auto giudicate troppo recenti.
Il concetto che volevo esprimere io è che se nessuno oggi conservasse, con l'intento di storicizzarle, le tanto vituperate Punto, Twingo et similia, come faremmo o, meglio, come faranno i nostri figli poi ad ammirarle da storiche quando avranno quaranta o cinquant'anni?
Nel 72 il "circuito" delle auto d'epoca era infinitamente più ristretto di oggi e le vetture che ne facevano parte era quasi esclusivamente anteguerra, vetture particolarmente significative come la Topolino però,pure se prodotte dopo la guerra, erano però già considerate in ottica collezionistica.Per fare un parallelo con l'attualità la topo era considerata all'epoca, come una Panda prima serie oggi.Personalmente porterei lo status di storica a 40 anni e porrei delle condizioni più stringenti all'esenzione del bollo per fare un po di pulizia di approfittatori e di vecchi catorci che di storico non hanno nulla, questo per il bene del movimento considerata l'aria che tira.
Concordo con tutte le considerazioni appena esposte da Bayerische.
Il parallelo con la "Panda" è calzante, anche se potremmo pure avanzarlo di pochi anni portandolo alla prima generazione della più strutturata "Uno", dato che, ai tempi, la fascia merceologica della "500" (intesa come prina auto o auto "unica" ) presupponeva già un reddito di un certo significato.
Quanto alla soglia di esenzione, si può discutere se l'asticella dovrebbe essere riposizionata a 40 anni, oppure a 35, o solo a 30, ma il concetto e lo "spirito" sottostanti restano fermi.
Il proprietario di questa Topo, ha appena rigenerato totalmente il motore, senza badare a spese, quindi prevedo tantissima strada da percorrere, unico neo, non visibile dalle foto, gli interni di fantasia, arrabattati alla bell'e meglio.
Questa Topolino del '49 nel 1972 appariva senz'altro più vecchia di quanto non lo sembri oggi, ad esempio, una Uno seconda serie del '92.
Proprio oggi ho incontrato un signore che viaggiava su un'Alfa 156 1.6 Twin Spark. Non sono esperto di versioni e periodi di produzione e l'ho vista di fretta, ma comunque è un auto che ha almeno 20 anni, forse 28.
Quindi facendo le dovute proporzioni, è ben più vecchia di quello che sarebbe stata una Giulietta (ovviamente intendo il modello nato nel 1955) ai miei occhi di bambino nato nella prima metà degli anni '70.
Questo ragionamento mi sconvolge sempre: per me bambino la Giulietta era roba da archeologia dell'automobile (forse l'auto di Giulio Cesare?), mentre per il me di adesso la 156 è uscita di produzione giusto qualche mese fa.
E lo stesso discorso si può applicare a qualsiasi auto, compresa questa Topolino.
Sono le diverse percezioni del tempo a seconda delle età, e ovviamente sono sbagliate entrambe.
L’evoluzione (con la percezione che la gente ne ha) non è un processo lineare. Al massimo si può considerare esponenziale (per i sedicenti “non matematici” vuol dire che ogni anno si fanno più progressi di quello precedente). In realtà il progresso procede a tratti con sussulti dovuti ad eventi specifici. Se nel 1961 un napoletano otteneva un posto da impiegato a Roma doveva andare a vivere nella capitale. Trent’anni dopo, nel 1991, nulla era cambiato. Al netto di un manipolo di eroi che ritenevano sostenibile il pendolarismo sobbarcandosi viaggi in treni sporchi, poco puntuali (non c’era un sistema sanzionatorio per i ritardi), poco frequenti e con un tempo di viaggio di almeno due ore, la stragrande maggioranza riteneva come unica soluzione il trasferimento in una capitale molto più vivibile di oggi. Ancora trent’anni dopo, nel 2021, con l’avvento dell’alta velocità ferroviaria, la maggior parte dei lavoratori partenopei o del casertano (grazie alla stazione di Afragola) trovarono conveniente ed economico passare un’ora al giorno in treno (tempo inferiore a quello che alcuni romani impiegano per andare al lavoro nella loro stessa città) e poter tornare a casa propria alla sera, viaggiando in treni puliti, moderni, veloci, abbastanza puntuali e con la stessa frequenza della maggior parte delle linee metropolitane italiane (escludendo quella di Milano). Con l’incremento dello Smart Working post Covid poi, sempre più persone sono “tornate a casa”. Con due giorni a settimana di obbligo di presenza in ufficio, la residenza può essere a Napoli, Caserta, Salerno anche per gli impiegati in uffici romani. L’altro ieri, un mio collaboratore devastato dalle alte temperature torride di questi giorni, mi ha chiesto il permesso di fare Smart Working in un paesino del Trentino fino alla fine di agosto; domanda irricevibile, ma non sarà così per sempre. Trent'anni di tempo non sempre producono lo stesso risultato.
Per le auto, paragonare la proiezione dei 23 anni da oggi al 2002 o dal 1972 al 1949 è ancora più arduo e complesso. Nel 1972 la tecnologia era più o meno la stessa del 1949. Esisteva ancora solo un tipo di motore, termico a benzina, e le auto si portavano allo stesso modo di 23 anni prima. Frenavano meglio, erano più veloci e scattanti, ma gli elementi di base per la guida non erano cambiati. Oggi, i contenuti tecnologici dovuti all’elettronica sono molto maggiori rispetto al 2001. Tra benzina, Diesel, a Metano, GPL. Mild hybrid, ibrido, elettrico, c’è un’offerta varia che modifica il modo di guidare. Da felice possessore di una moderna Giulia, ho recentemente noleggiato una MG (quindi non una tecnologica Audi o un alto di gamma BMW) e vi ho trovato una tecnologia più avanzata. Lane assistant molto aggressivo, un sistema di Advanced Driver Assistance Systems (ADAS) più avanzato, motore ibrido silenzioso in manovra, telecamera posteriore, Park assist …. una guidabilità diversa, più sicura e più rilassante, resa possibile da molta tecnologia. Se io ho rilevato differenze tra una MG del 2025 e una Giulia del 2019, posso immaginare la differenza con una Punto del 2002, tecnologicamente più vicina ad una Giulietta del 1983 che a una Panda del 2025 (non mi parlate di disposizione di cilindri, quadrilateri all’avantreno, motori common rail e altri tecnicismi che l’utente normale non percepisce).
Dal punto di vista estetico però il discorso è diametralmente opposto. Oggi le auto sono tutte esteticamente simili. Le ultime serie della Golf sono per me indistinguibili tra di loro. Una Alfa 156 (io ne ho due) è ancora attuale e viene ancora notata per strada per la sua linea piacevole e filante. A parte pochi casi l’utenza, soprattutto quella più giovane, sceglie l’auto per la dotazione e gli accessori. La linea è sempre meno importante. Nel 1972, invece, le auto avevano più carattere, erano diverse l’una dall’altra. Le prime due serie della Golf furono rivoluzionarie. Niente di simile si era visto prima quando arrivò la Peugeot 205 del 1983. Senza aspettare 23 anni, da un modello al successivo le differenze erano marcate. La Fiat 1300/1500 non aveva nulla in comune, dal punto di vista estetico, con le immediatamente successive Fiat 125. E la Fiat 1100 D appariva come elemento di un’altra era geologica rispetto alla modernissima Fiat 124. Dal punto di vista della linea e dell’estetica (per tacer della scelta dei colori) 23 anni oggi non sono molto significativi; nel 1972, le vetture di 23 anni prima erano viste come dinosauri.
Quando mio padre e mio zio, a fine anni ’70 mi portavano ai pochi e sparuti raduni dell’epoca, prendevano in considerazione e ammiravano solo le auto anteguerra. Sentii dire a mio padre che un’alfa 1900 degli anni ’50, tutto sommato, era solo una vecchia auto con prestazioni inferiori alla sua Giulia moderna (una 1300 Ti del 1971). La loro era una generazione che aveva sofferto durante la Seconda guerra mondiale, patito un dopoguerra povero e duro e per questo era positiva e proiettata verso il futuro, la tecnologia, la modernità. Questa Topolino per loro era un’auto vecchia e superata. Mio padre (nato nel 1937) apprezzava solo le Isetta e la Topolino Belvedere in legno: il resto era inutile vecchiume. Le auto non moderne che i miei ascendenti trovavano interessanti erano quelle prodotte fino al 1945, quelle poche che avevano ammirato nell’infanzia, quelle che ne avevano (raramente) interrotto le interminabili partite di calcio, ad inseguire una palla fatta di stracci, sul lungomare di Salerno. E li si mettevano a rimirarle, a fissarne nella mente i particolari, gli stessi che negli anni ’70 e ’80 mi evidenziavano nei raduni.
se nessuno oggi conservasse, con l'intento di storicizzarle, le tanto vituperate Punto, Twingo et similia, come faremmo o, meglio, come faranno i nostri figli poi ad ammirarle da storiche quando avranno quaranta o cinquant'anni?
Se dovessi avere un figlio, non vorrei rovinargli la vita portandolo a vedere un raduno di auto anni 2000
(foto "Spinterogeno Ghisolfa" )