Del tergilunotto, dello specchio destro e dei vetri posteriori fissi: una serie speciale per definirsi tale deve avere tutto di serie!
Riguardo le strisce, era dai tempi della 128 3p Sport che la Fiat non si sbizzarriva così tanto, persino la Uno Turbo 1a serie era più sobria
La 126 bis, tra le varie versioni del modello, è per me sicuramente la meno interessante, sia per la relativamente scarsa affidabilità del nuovo motore raffreddato ad acqua che per il disegno del posteriore, secondo me nettamente meno riuscito rispetto al precedente. Comunque, questo esemplare è senza dubbio notevole, in quanto originale e veramente ben tenuto e completo di tutte le sue specificità; macchina veramente molto carina
Io invece vado controcorrente, come ho già scritto trovo la “Bis” la serie più geniale e sensata della 126 (che in generale non apprezzo molto).
Al netto infatti della difettosità del motore a sogliola raffreddato ad acqua, che si sarebbe potuta risolvere in modo migliore, é un’auto minuscola con 4 posti e due “vani baule”, che la 126 normale si scordava avendo la coda totalmente occupata dal propulsore. Se sviluppata in modo migliore sarebbe stata davvero l’utilitaria perfetta, tant’è vero che alcune moderne ulilitarie ne hanno ricalcato pari pari lo schema.
Concordo con Nathan.
La formula era geniale, il bagagliaio posteriore per la categoria e le dimensioni esterne dell'auto aveva dimensioni abbondanti, ovviamente considerando che era un'auto per 4 persone lunga 310 cm.
Peccato che la Fiat - che pure aveva già in casa l'esperienza della 500 Giardiniera - non abbia pensato prima di usare una "sogliola" sulla 126, normale o Giardiniera che fosse. Ma forse prima la 500 era sufficiente e dopo era in arrivo la Panda per coprire quell'esigenza di mercato.
Per avere un termine di confronto, l'ultima Smart Fortwo era lunga 270 cm e la Toyota iQ era lunga 298,5 cm, ma sono entrambe due auto che poco hanno in comune (se non le ridotte dimensioni) con la 126.
Anche gli interni li ricordo dignitosi, ovviamente sempre in relazione ai tempi e al costo della macchina.
Peccato per l'affidabilità... ma non voglio l'ennesimo messaggio ripetitivo.
Il problema alle teste cilindri veniva risolto dalle concessionarie, infatti nel 2025 sono ancora circolanti; all'epoca la garanzia non copriva i due anni, forse per non spendere ci si affidava ad autoriparatori generici, i quali ignorando la difettosità congenita procedevano alla riparazione senza eliminarne la causa ma curando solo l'effetto. L'idea di avere un'auto da città con due vani bagagli non era sbagliata, l'altro vantaggio era quello di avere un impianto di riscaldamento degno del nome, cosa sconosciuta alle precedenti versioni, con immissione di aria calda mista a vapori d'olio.
Un leggero sospetto poteva, tuttavia, sorgere agli acquirenti osservando il quadro strumenti con termometro acqua (e contakm parziale) di serie, dotazione quasi "fantascientifica" per epoca e segmento...
Certamente, ma la lettura degli strumenti di bordo è alla portata di pochi, se la lancetta oltrepassa i 90° basta fermarsi, e questo non capita(va) solo con le 126.
Il problema alle teste cilindri veniva risolto dalle concessionarie
A distanza di tanti anni non ricordo i dettagli, ma ricordo perfettamente due cose della Bis di mia sorella:
La prima è che quando l'ha ritirata non è nemmeno riuscita a portarla a casa, perché quando si è fermata a fare il primo pieno di benzina (quindi immagino dopo una manciata di km) si è trovata con un lago sotto alla macchina. Non importa se il guasto è banale o serio, certamente non è per nulla un buon biglietto da visita.
La seconda è che il meccanico a cui si è affidata - ufficiale Fiat - ha risolto solo parzialmente tanto che dopo un'odissea di due anni ha deciso di venderla e sostituirla (caso unico in tutta la storia di casa, in cui le macchine - salvo incidenti - sono SEMPRE state portate a rottamazione, al limite con una "rotazione famigliare" ). Al suo posto è arrivata una Panda 750 CL Fire, che ha avuto una vita felice di più di un decennio, interrotta da un incidente subìto quando età e danno hanno reso antieconomico la riparazione.
Meccanico non competente: può essere, però era autorizzato Fiat, quindi mia sorella era "dalla parte della ragione".
In realtà, quando uscì la 126 Bis, ricordo che mi piaceva molto, siccome anch'io trovavo molto buona l' idea di ricavare il bagagliaio posteriore sopra al motore. In seguito, col passare del tempo, ho però un po' riconsiderato la questione. Infatti, l' ingente quantità di modifiche che si erano rese necessarie per produrla, non so se venissero effettivamente ripagate dal nuovo vano che, a causa della forma del veicolo, inizialmente non pensato per avere una apertura posteriore, risultava abbastanza piccolo e poco sfruttabile. Credo che la nuova meccanica avrebbe trovato più senso ridisegnando completamente la forma della parte posteriore, sulla falsariga del già presente prototipo 126 kombi, in modo da poter ottenere un bagagliaio magari non enorme ma più sfruttabile in altezza, riprendendo ciò che anni prima si era fatto con la 500 giardiniera. In sostanza, l' idea era senz' altro buona, ma credo che si sarebbe potuto realizzarla meglio, ossia in maniera più completa (ciò al netto dei già citati problemi meccanici)
Probabilmente, si è cercato di preservare quanto più possibile la conformazione/sagoma originaria per evitare i costi di progettazione e industrializzazione ben superiori dovuti ad un ridisegno complessivo della parte posteriore - ammesso che questa strada sia stata effettivamente valutata tra le possibili opzioni - che avrebbero comunque impattato su una vettura dal layout datato, il cui ruolo di superutilitaria era oramai svolto più compiutamente dalle versioni inferiori della "Panda", modello che, con poche modifiche sostanziali, è giunto sino ai primi anni 2000.
Tutto sommato, la "Bis" incorporava già parecchie modifiche rispetto alla serie di derivazione, tanto da risultare la versione della "126" evoluta in modo più radicale, nonostante il modello fosse presente sul mercato da circa un quindicennio.
Inoltre già a metà anni ottanta c'era in previsione di sostituire la 126 con una piccola "tutto avanti" (la Cinquecento), tanto che nel 1989 giravano già i primi prototipi.
Concordo con gli ultimi interventi; in sintesi, si era cercato di cambiare il più possibile cercando, nel contempo, di contenere il più possibile i costi, questo nell' attesa dell' arrivo, nel dicembre 1991, della Cinquecento che, nella versione ED, ne avrebbe ereditato il motore. Curioso il fatto che la 126 nella sua configurazione tradizionale, di fatto sopravvisse sia alla Bis che alla stessa Cinquecento, rimanendo in produzione fino al 22 settembre del 2000. Quest'ultima versione di 126, mai venduta in Italia e creata successivamente alla Bis, fu oggetto di un consistente restyling che comportò la modifica dei lamierati del muso, di forma leggermente diversa, e soprattutto delle fiancate, dove fu eliminata la caratteristica scalfarura nella parte bassa e modificata la linea di cintura, rendendo l' insieme più lineare ma, forse, meno caratteristico. Inoltre furono eliminati i deflettori e messo gli specchietti all' angolo del finestrino, come sulla Cinquecento, oltre ad altre numerose piccole modifiche estetiche di dettaglio. Dal 1997 fu anche dotata di catalizzatore, restando però sempre dotata del classico bicilindrico raffreddato ad aria nella cilindrata di 652 cc
Di quest'ultima versione della 126 è esposto un esemplare allo Stellantis Heritage Hub di Mirafiori.
Da quanto mi è stato detto, la soluzione delle fiancate "lisce" fu una necessità produttiva: gli stampi erano usurati e, anziché rifarli, su decise di eliminare il rilievo che produceva sulle fiancate la sagoma tipica delle 126 precedenti.