Non è detto che le fasce rosse siano di maniera. Può essere che questa Giardiniera sia (o sia stata) effettivamente adibita a "trasporto merci per conto proprio".
Piace moltissimo anche a me, per quanto i profili di alluminio mi pare fossero previsti per le versioni più anziane, o sbaglio? Inoltre, esteticamente parrebbe più una 500 giardiniera che una Autobianchi... Ad ogni modo è molto carina
per quanto i profili di alluminio mi pare fossero previsti per le versioni più anziane
Mia madre ne ha avuta una bianca (BS33****) dal 1971 al 1983 e a memoria mi pare che fosse come questa. Unica eccezione il logo sul musetto, che sulla nostra aveva perso i "baffetti" immagino in qualche parcheggio.
un po' di maniera le fasce rosse come sui camion
Tutto può essere, ma io non ho mai visto una macchina con fasce rosse che non fossero necessarie. Oggi non so nemmeno quanti sappiano cosa significassero. Quindi se devo scommettere una monetina, scommetterei che sono autentiche.
Sono stato impreciso quindi temo di essere stato frainteso... Precedentemente, intendevo i profili di alluminio alle fiancate, quelli che partono dalle maniglie delle portiere Io pensavo che fossero stati eliminati contestualmente a quando sono stati tolti alla berlina, ossia, mi pare, con la 500 F del 1965; se così fosse, in questo caso sarebbero stati aggiunti
Solita 500 Giardiniera "sbagliata" ovvero restaurata a piacimento con uno spirito decisamente non filologico.
Immatricolata nel '69: dovrebbe trattarsi di un esemplare Fiat di fine produzione, uscito dallo stabilimento di Desio a fine '68.
È ancora una pregiata Fiat 120 Giardiniera con volante e cruscotto bianchi; dopo inizia la produzione su licenza sotto il marchio Autobianchi: volante e cruscotto neri, cambia la gamma colori e compaiono i coprimozzi in plastica nera e cristalli posteriori apribili a compasso e non più scorrevoli.
La tinta "cenere" è corretta.
La griglia posteriore di sfogo aria non va verniciata di nero. Diventava nera e di plastica sulla Autobianchi.
Gli orpelli cromati sono della serie "D". Questa serie monta solo i listelli sottoporta cromati, qui fortunatamente presenti, perché solitamente non vengono rimessi (durante i "restauri" fatti a membro di segugio).
Anche il profilo sul cofano è sbagliato.
Giusto il frontale, a patto che il fregio sia tutto un pezzo e non in 3 pezzi, ma anche non fosse, poco male.
Il contrassegno "//" rosso di "trasporto in conto proprio" è sanzionabile.
I contrassegni "//" bianco per "trasporto conto terzi" e rosso per "trasporto conto proprio" vanno applicati sugli autocarri muniti di relativa documentazione rilasciata dalla Provincia.
Il contrassegno degli "80 km/h" è il ricordo di una legge "green" dell'on. Andreotti, che regolamentava le velocità massime che ciascun veicolo poteva raggiungere in autostrada, in base alla cilindrata, per contenere le emissioni di fumi: si partiva dall'idea che un motore piccolo "girasse" di più, utilizzando un cambio a rapporti corti per lanciare il veicolo ad una data velocità, emettendo più fumo di un veicolo di grossa cilindrata, che invece mantiene una velocità di crociera alta, a regimi di rotazione più bassi.
Insomma andrebbe un po' ripulita. Per il resto, un bell'esemplare.
E comunque non è un'Autobianchi come erroneamente rubricata.
È ancora una pregiata Fiat 120 Giardiniera con volante e cruscotto bianchi; dopo inizia la produzione su licenza sotto il marchio Autobianchi: volante e cruscotto neri, cambia la gamma colori e compaiono i coprimozzi in plastica nera e cristalli posteriori apribili a compasso e non più scorrevoli.
Il passaggio dalla Fiat 500 Giardiniera all'Autobianchi Giardiniera è avvenuto appunto nel 1968, come tu hai correttamente scritto. C'è però un cosa che non torna nella tua ricostruzione: le modifiche che elenchi come specifiche della produzione Autobianchi, sono quelle che in realtà hanno contraddistinto la seconda serie dell'Autobianchi Giardiniera, entrata in commercio nel 72 e che di fatto ripropone volante e cruscotto neri introdotti dalla contemporanea Fiat 500 R oltre aii vetri posteriori apribili a compasso. Tra il 1968 e il 1972 l'Autobianchi Giardiniera era di fatto quasi identica alla precedente Fiat 500 Giardiniera e si contraddistingueva per volante e cruscotto bianchi, come quelli della Fiat 500 F, e per i finestrini posteriori scorrevoli. Nel nostro sito abbiamo di conseguenza 2 album dedicati all'Autobianchi Giardiniera, uno relativo alla prima serie (dal 68 al 71) e l'altro relativo alla seconda serie (dal 72 al 77).
Tornando all'esemplare in foto, in mancanza di altri dati certi, per noi rimane un'Autobianchi
dopo inizia la produzione su licenza sotto il marchio Autobianchi: volante e cruscotto neri, cambia la gamma colori e compaiono i coprimozzi in plastica nera e cristalli posteriori apribili a compasso e non più scorrevoli.
A distanza di 42 anni dalla rottamazione della Autobianchi di mia madre (come ho detto, targata BS33****, del 1971) non ricordo tutti i dettagli, ma sono sicurissimo che i vetri posteriori fossero scorrevoli (ricordo perfettamente che stavo sempre seduto dietro a sinistra, perché il vetro sinistro riuscivo ad aprirlo; il destro invece era più duro e per me bambino era impossibile da aprire) e abbastanza sicuro che i coprimozzi fossero quelli dell'esemplare qui fotografato.
Non sono certo delle griglie posteriori: le avrei date per metalliche, ma potrei sbagliarmi.
Ah, sempre andando a memoria direi che il cruscotto (nel senso di "contenitore" del tachimetro) e il volante erano neri, mentre l'auto (e quindi anche tutto l'interno "metallico" erano bianchi.
Il contrassegno degli "80 km/h" è il ricordo di una legge "green" dell'on. Andreotti, che regolamentava le velocità massime che ciascun veicolo poteva raggiungere in autostrada, in base alla cilindrata, per contenere le emissioni di fumi: si partiva dall'idea che un motore piccolo "girasse" di più, utilizzando un cambio a rapporti corti per lanciare il veicolo ad una data velocità, emettendo più fumo di un veicolo di grossa cilindrata, che invece mantiene una velocità di crociera alta, a regimi di rotazione più bassi.
Nel 1977 i nostri politici non sapevano neanche cosa fosse l'ecologia. I limiti di velocità vennero fissati nell'ottica della riduzione dei consumi energetici, la crisi energetica del '74 aveva ormai lasciato il segno.
I primi blocchi "antismog" del traffico risalgono alla fine del 1989 in quel di Milano. Negli anni '70 l'ecologia iniziava ad avere una dimensione sociale giusto per quanto riguarda la tutela della natura (a metà decennio il WWF Italia contava circa 40.000) e la gestione dei rischi industriali (dopo il disastro di Seveso del 1976).
Le normative c'erano anche un tempo: spesso sono riportate nelle carte di circolazione; non erano altro che direttive europee recepite dell'Italia, ovviamente meno stringenti di adesso. I politici, nell'ottica di entrare in Europa, erano in un qualche modo costretti a farle promulgare.
Un po' di attenzione all'ecologia c'era anche una volta, ma non in modo così esasperato e politicizzato come ora.
Il risparmio energetico aveva come obiettivo anche contenere l'inquinamento: il problema dello smog cominciava a farsi sentire già negli anni '60 nelle grandi città metropolitane: qualche tg già ne parlava riguardo a Roma e Milano. Non penso che la gente dicesse "che bello sto fumo, respiriamolo perché non sappiamo che cosa è la politica "green" ... per non parlare delle ciminiere viaggianti dell'Atac.
Al contrario, sui ciclomotori c'era più attenzione di oggi, ma è pur vero che ne giravano molti di più.
(foto "mx5dan" )