Fantastica, giudizio scontato per un amante viscerale delle Alfa Romeo dell'epoca aurea, meglio ancora se abbinate alla targa nativa meneghina, e della tonalità azzurro Le Mans, come il sottoscritto.
Spero che la presenza del GPL non pregiudichi un impiego attento e misurato, in ottica di preservazione futura.
Dovrei frugare in uno dei miei hard disk esterni, ma ho idea che questo esemplare sia lo stesso che vidi nell'ottobre 2022 in occasione di una corposa esposizione di auto classiche svoltasi in una grande piazza centrale di Monza, per celebrare il centenario della realizzazione dell'Autodromo; il proprietario, se ricordo bene, mi raccontò che si trattava di una vettura in famiglia sin da nuova.
Ottimo e molto suggestivo lo scatto dinamico, sostanzialmente a due sole tonalità.
Io invece, una volta usate come storiche, la avrei preferita nell'alimentazione di origine (per me come se venissero convertite in elettrico diversamente), in aggiunta avrei mantenuto nero la parte inferiore del posteriore come di fabbrica che tra l'altro avrebbe celato meglio il bocchettone di ricarica gpl.
Per il resto bellissimo soggetto immortalato in piena accelerazione.
Concordo sulla bellezza di questa stupenda Alfetta, in uno dei colori che preferisco su questa versione, ulteriormente nobilitata dalla notevole targatura. Questo quadro d'eccellenza fa perdonare la trasformazione a GPL a cui sarebbe stato meglio risparmiarla. Negli anni, molte classiche sono state oggetto di tale modifica soprattutto in seguito allo spauracchio dei blocchi della circolazione relativo ai veicoli non catalizzati; non escludo che anche questo esemplare sia stato oggetto di trasformazione in quest'ottica... Se fosse così sarebbe un male minore, sintomo più di attenzione alla sua conservazione che di ormai improbabili esigenze di risparmio sui costi di gestione
La verniciatura è giusta così: la fascia nera era stata soppressa con il restyling che ha dato origine alla serie "scudo largo".
Auspicabile a mio parere la rimozione dell'impianto GPL.
Ricordo che da ragazzini, alla vista di esemplari gassati (si riconoscevano anche a naso), pratica molto comune negli anni settanta/ottanta, i commenti andavano dal barbone al pitocco.