Tutto sommato ne sopravvivono un discreto numero di esemplari, come molte altre autovetture coeve ha vissuto i suoi anni bui quando erano inserzionate a due spicci (per usare un'espressione colorita).
Incomprensibile la barbonata dei tamburi sul posteriore considerando il blasone del marchio di corso Marche.
Rabbiosa e vistosa.
Non vi sono mai salito, ma ritengo che guidarla sia molto appagante; un amico modenese classe '62, che ne possedeva un esemplare grigio scuro metallizzato targato GE, in seguito ceduto, la definiva simpaticamente "il mio antidepressivo".
Ne ho un ricordo d'epoca, da passeggero. Non avevo ancora la patente, la Ritmo era nuova di pacca, una delle prime 130, rossa come questa, con vetri elettrici optional. L'aveva acquistata il padre di un amico della compagnia della montagna, che aveva anche una Mini De Tomaso Special nera (altro bel mezzo, ancorché incredibilmente rigida). Un pomeriggio è arrivato con la Ritmo e riesco con grande gioia ad essere uno dei tre passeggeri... Guidata velocemente ma con giudizio, mi aveva colpito per l'agilità sui tornanti, oltre che per la grinta complessiva. In seguito il padre dell'amico l'ha fatta elaborare, se ben ricordo da Facetti; sono sicuro sulla potenza: 160 cv. Purtroppo quella Ritmo è finita male: è stata rubata circa 3 anni dopo e mai più ritrovata.
Stupenda e in corsa. Certo, in montagna deve essere parecchio divertente (per chi ama usare spesso il cambio), ma anche in autostrada regala ottime soddisfazioni.
Incomprensibile la barbonata dei tamburi sul posteriore considerando il blasone del marchio di corso Marche.