Vista sempre e solo sulle pubblicità dei Quattroruote anni 60! Certo che i fari delle Giulia in questo caso ci stanno proprio male...
Comunque rarità pazzesca!!!
-mai vista pure questa a.r. osi ,un po' impolverata ma comunque perfetta .concordo con ata x i fari, almeno se fossero stati messi al centro forse sarebbe stato meglio . il gancio ratrista ,ma se serve .
Ricordo che Quattroruote in quegli anni era pieno di pagine pubblicitarie di auto "fuoriserie", cioè di marche italiane con meccanica di serie ma carrozzate (vestite) da piccole carrozzerie perlopiù piemontesi. Ne ricordo molte, ad esempio Vignale, Fissore, Moretti, Ghia, Frua, Francis Lombardi, Allemano e appunto la OSI (Officine Stampaggi Industriali) di Torino. Certo che su base Alfa Romeo questa carrozzeria non fece molto successo...comunque oggi molto affascinante se non altro per l'estrema rarità!
Non ci posso credere..... E poi parcheggiata (storta!) in un centro commerciale come una Panda qualunque!!!
Credo che questo modello sia ignoto anche alla maggioranza degli alfisti.
Anche per me, mai vista ! E' come quelle donne brutte ma affascinanti, davvero unica! Effettivamente ricorda molto la RO 80, un' auto del genere non merita il gancio traino e dovrebbe essere utilizzata solo per raduni, a meno che non ci traini una 33 prototipo o una TZ1!
Molto bella anche la targa originale Roma, una delle ultime senza lettera.
Effettivamente vi si riconosce molto più michelotti che lo stile alfa..E forse è stata questa la ragione del fallimento come fuoriserie;
venne costruita dal '66 in 54 esemplari, con un costo esorbitante, sulla base della 2600 di serie. Colpisce la somiglianza con altre creature di michelotti (DAF, triumph 2000, triumph dolomite) quasi tutte di categoria inferiore..
vi posterò foto del frontale, con due soli fari, e dell'interno, veramente spettacolare. E' uniproprietario...
La OSI (Officine Stampaggi Industriali) fu fondata nei primi anni '60 a Torino da Luigi Segre,amministratore della Carrozzeria Ghia,,e Arrigo Olivetti (della Olivetti di Ivrea,quella delle macchine da scrivere),in società con la Fergat,fonderia torinese che costruiva fra l'altro ruote per Fiat e Alfa Romeo.
Si proponeva di realizzare,in pratica,scocche "conto terzi",per produzioni in serie relativamente limitate ma le cui lavorazioni richiedevano standard di qualità di buon livello:un pò come Chausson in Francia,quando realizzava le carrozzerie per le Opel GT.
Oltre alla 2600 De Luxe ed alla Ford-OSI 20M TS che avete già ricordato,opera della OSI furono anche le versioni familiari di Fiat 1300 e 1500,le piccole spider Innocenti 950 (meccanica e telaio erano della "ranocchia" Austin-Healey) e le Fiat 2300 e 2300 S Coupè.
La cosa che mi colpisce (oltre la bellissima linea) è che due esemplari di una così rara vettura (cfr quella segnalata da danguard76) possano avere differenze forse anche di lamierati: fari posteriori della Giulia ti su una e della Super sull'altra (i fori di alloggio della carrozzeria erano uguali?) e tergicristalli che oltre alla posizione parallela o convergente hanno hanno fulcro, e quindi fori della lamiera, in punti diversi.
A giudicare dall'esemplare blu scuro del museo AR , i tergi erano appaiati a sinistra.. E infatti nella foto qui sopra potete notare un perno a dx del tergi sinistro.. Probabilmente non hanno potuto rimettere in loco l'originale motorino..
Notare anche il piccolo stemma OSI nello scudo alfa..
in realtà è un'auto magnifica: ha tutto quello che la berlina di serie non aveva, una linea moderna, un motore più potente (quello dello sprint), il cambio a cloche, aria condizionata e quattro dischi. se l'osi non avesse chiiuso e l'alfa non avesse deciso di abbandonare il sei in linea per il progetto 6V sarebbe stata una magnifica vettura ponte sino a metà degli anni 70 (tante bmw 2500, rover 3500 e jaguar 2.8 in meno). io la ricordo nelle pubblicità su quattroruote, e darei la mia xjr per averne una...chissà chi è il fortunato, inconsapevole, direi, alla luce del gancio traino e dello stemma mancante...
la differenza di prezzo era notevole,a fine 1967 la Osi De luxe costava 3,7 milioni di lire e spiccioli a fronte dei 2,7 milioni tondi della berlina normale
Danguard@ ti ringrazio per il coinvolgimento, anche se le mie conoscenze non reggono certo il confronto con chi ha esperienze dirette di restauri o comunque la capacità di "sporcarsi le manine" (cit. S4 ) con le proprie vetture.
Nei commenti che precedono sono stati già toccati molti degli aspetti salienti di una vettura che, onestamente, non mi sento di considerare memorabile. Per quanto siano ben poche le Alfa Romeo che escluderei dal mio - affollatissimo - garage ideale (e la 2600 OSI non è affatto tra queste), devo però sottolineare che preferisco di gran lunga la berlina di serie: quest'anno, uno strepitoso esemplare blu scuro, targato TO 55, è comparso ad almeno un paio di importanti manifestazioni, Torino e Padova, dove, infine, è caduto nella solita pesca dei commercianti tedeschi.
Poiché non amo andare al bar, direi subito che tirare in ballo la BMW ha poco senso, dato che la casa di Monaco sarebbe entrata sul terreno di gioco della "2600" solo nel 1968 - con le splendide E3 - quando la OSI era oramai fuori produzione. Non è pacifico l'esiguo numero di esemplari costruiti - si parla in genere di 54, ma talune fonti indicano 53 - e nonostante tutto la vettura, che compariva nei listini dell'Alfa Romeo ed era distribuita dalla propria organizzazione di vendita, fu ampiamente pubblicizzata nella sua breve stagione, gli anni 1965-'66. Lo scarsissimo successo, che fa sembrare enorme la produzione tutt'altro che corposa della berlina di fabbrica (poco più di 2mila unità tra il 1962 e il 1968, una discreta parte delle quali destinata a funzioni di alta rappresentanza presso amministrazioni dello Stato, Enti pubblici e grandi imprese), era imputabile alla somma di molti fattori: il prezzo, come già ricordato molto elevato, la qualità di vettura fuoriserie - facile a deprezzarsi nell'usato - in un'epoca in cui questo filone non era più in auge, e, soprattutto, la scarsa personalità, fatto imperdonabile per un marchio che ha sempre impresso una forte caratterizzazione alle proprie vetture. La linea di Michelotti appare molto razionale e pulita, con ampie superfici vetrate e assenza dei "barocchismi" che complicano la sagoma della 2600 "normale" - rendendola tanto affascinante ai miei occhi: tuttavia, l'insieme, prescindendo dalle notevoli dimensioni, appare piuttosto dimesso, specie nelle parti da cui si pretende più espressività, la coda (che ricorda molto le DAF dello stesso stilista torinese) e il frontale, esile e con due soli proiettori.
Ho letto tra i commenti che il propulsore era quello della 2600 Sprint, ma francamente - mi corregga Massimo se sbaglio - non lo ricordavo, e non ne ho trovato riscontro nel listino di Quattroruote: viene riportata la stessa motorizzazione da 130 CV (DIN) - già molto brillante - della berlina di serie, e più o meno equivalenti risultano anche massa e prestazioni (velocità massima 175 km/h).
Scontato oggi sottolinearne l'eccezionale rarità. Gli esemplari sopravvissuti accertati non sono più di 5 o 6; di questi, un notissimo "Alfazioso" milanese è arrivato ad assicurarsene ben tre, uno dei quali, marrone metallizzato e targato MI E, piuttosto conosciuto. Rimanderei, in conclusione, al primo dei suoi due libri dedicati alle Alfa Romeo, diciamo così, "minori" (che giustificano, appunto, l'alfaziosità), per un ben più interessante e godibile approfondimento su questo modello semisconosciuto.
Ho letto tra i commenti che il propulsore era quello della 2600 Sprint, ma francamente - mi corregga Massimo se sbaglio - non lo ricordavo, e non ne ho trovato riscontro nel listino di Quattroruote: viene riportata la stessa motorizzazione da 130 CV (DIN) - già molto brillante - della berlina di serie, e più o meno equivalenti risultano anche massa e prestazioni (velocità massima 175 km/h).
Confermo tutto ciò che ha scritto Markino che, al solito, mi risparmia sempre il "grosso" del lavoro; ricordo inoltre che più o meno 3 o 4 anni fa questa stessa vettura fu posta in vendita su un sito di vendite on-line con una generica descrizione di Alfa Romeo a 6 cilindri ad un prezzo più che onesto: fortunato chi in quel caso ha giocato d'intuito e velocità, portandosi a casa una vettura magari non eccezionale dal punto di vista di un alfista classico, ma sicuramente rara e degna di essere conservata.
Di questa possiedo una foto che mi ritrae da bambino vicino a lei, databile più o meno all'epoca dell'avvistamento.
Il Pajero che si vede dietro fino a un annetto fa circolava ancora, ma adesso è sparito pure lui.
Targhe coperte, ma tra colore, rarità del modello e il fatto che il foglietto descrittivo riportava che fosse romana dall'origine lasciano 0 dubbi sul fatto che sia la stessa macchina 14 anni dopo.
Ho letto tra i commenti che il propulsore era quello della 2600 Sprint, ma francamente - mi corregga Massimo se sbaglio - non lo ricordavo, e non ne ho trovato riscontro nel listino di Quattroruote: viene riportata la stessa motorizzazione da 130 CV (DIN) - già molto brillante - della berlina di serie, e più o meno equivalenti risultano anche massa e prestazioni (velocità massima 175 km/h).
Il motore 2600 Sprint viene riportato come optional dal foglietto sulla macchina, e la cosa è confermata nel "Tutto Alfa Romeo" di Lorenzo Ardizio : "Fra gli Optional per la De Luxe [...] anche il propulsore con tre carburatori doppio corpo della Sprint e Spider [...]"