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Ford Maverick

fordmustangmx5dan20170704.jpg
Anno n.c., targhe europee del 2006 (mx5dan).

Data: 04/07/2017
Commenti: 9
Visualizzazioni: 1059
Commenti
#1 | time101cv il 04/07/2017 08:10:36
www.targhenere.net/images/006/ford2_zps1nz5dsis.jpg
(foto "mx5dan" )
#2 | hot VWs il 04/07/2017 08:45:16
Non è una Mustang ma una Maverick.
#3 | time101cv il 04/07/2017 09:07:26
Corretta, grazie.
#4 | svalvolatogiallorosso il 04/07/2017 11:34:02
Linea che ricorda non poco la prima serie di Ford Capri
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#5 | gabford il 04/07/2017 22:56:33
Esemplare che sicuramente rientra nel garage ideale di Markino (paiassonghenghe), vuoi per la improvvida customizzazione che, al solito, ha comportato la rimozione di ogni elemento decorativo originario, vuoi perchè si tratta di un modello di basso lignaggio nel quadro della produzione automobilistica americana, di fatto una delle prime auto low-cost prodotte negli Stati Uniti (fu lanciata ad un prezzo inferiore ai 2.000 dollari, inizialmente nella sola versione a due porte), con lo scopo dichiarato di contrastare l'ingressione nel mercato di vetture compatte di fabbricazione estera, rappresentate in particolare dal Maggiolino Volkswagen.
A tale proposito, la campagna pubblicitaria fu inizialmente alquanto nazionalista ed aggressiva nei confronti del marchio di Wolfsburg, e delle case automobilistiche straniere in generale, arrivando a dire letteralmente che "gli americani che volevano piccole auto economiche, ora non dovevano più inviare dollari oltremare", "è la fine dell'intrigo internazionale", "se hai avuto il Maggiolino, la Maverick è la cura. La Maverick restringe i costi, non le persone", con riferimento alle maggiori dimensioni ed alla migliore abitabilità del modello Ford, "quando viaggerai in autostrada a 70 miglia all'ora, non ti sentirai come un ragioniere in pensione in una partita di football professionistico", paragonando le potenze dei due propulsori e, infine, un perentorio "That's all, Volks!", mutuato dalla celebre frase conclusiva dei cartoons della Warner Bros, a chiosare l'impietoso confronto tra la capienza dei rispettivi bagagliai. Immagino che la reazione della casa tedesca non si sia fatta attendere, se è vero che nel giro di poco tempo le brochure pubblicitarie furono modificate smussando notevolmente i toni Pfft.
Tornando al soggetto della foto, dovrebbe trattarsi di un esemplare del primo periodo di produzione, vista la presenza del paraurti anteriore sottile, in uso tra il 1970 e il 1972, prima dell'introduzione di norme federali di sicurezza più restrittive, che comportarono l'adozione di paraurti più imponenti e dotati di rostri.
#6 | free_runner il 05/07/2017 00:30:35
Complimentoni a gabford per il suo interessante commentoclaps
#7 | Marlon il 05/07/2017 00:47:04
"That's all, Volks!"

A decenni di distanza, la mia stima e i miei complimenti al pubblicitario autore di questo slogan GrinGrin
#8 | Markino il 05/07/2017 01:36:18
Esemplare che sicuramente rientra nel garage ideale di Markino

GrinROTFLnghenghe
L'abbinamento tra questa minacciosa customizzazione nero-opaco (che, peraltro, notoriamente detesto su qualsiasi vettura) e una sub-compact sfigatella come la Maverick 2-door fa alquanto sorridere, e rischia anzi di apparire grottesco.
L'industria americana del dopoguerra non si è mai trovata a proprio agio sul tema delle vetture di piccole dimensioni, e le creazioni più riuscite si possono collocare soprattutto agli albori delle compact, con Buick Special (e poi Skylark), Pontiac Tempest, e Plymouth Valiant. Piccole dimensioni, s'intende, per gli standard statunitensi, perché, sotto il cofano, molto raramente è finito qualcosa sotto i 2,2 litri, che per un europeo sarebbe già una cilindrata medio-superiore.
Durante gli anni '60, quasi tutte le compact furono trascinate nell'onda di gigantismo che imperversava nuovamente all'epoca, e solo la AMC, che non disponeva di mezzi finanziari sufficienti per competere nel settore delle full-size, avrebbe battuto stabilmente la strada delle vetture di categoria inferiore.
Accanto ad automobili enormi, gli anni '70 videro la nascita di una categoria di automobili di impronta fortemente economica, evocativamente classificate sub-compact, che, come Gabriele ha efficacemente illustrato, dovevano contrastare l'ascesa delle piccole ed efficienti giapponesi, e il successo delle longeve Volkswagen, capaci di inserirsi negli spazi lasciati liberi dalla scarsa competitività dell'industria nazionale in quella fascia merceologica. Ford Maverick e Pinto o Chevrolet Vega, che pure vendettero centinaia di migliaia di esemplari, potendo d'altronde contare su un mercato interno di molte decine di milioni di consumatori, sono vetture obiettivamente infelici, che, pur rientrando in una naturale politica di diversificazione produttiva, sembrano anzitutto dettate dall'esigenza di richiamare quell'imperativo del buy american che, tradizionalmente, trova terreno più fertile nei ceti medio-bassi. Le concorrenti d'importazione non ne risultarono molto penalizzate, segno di una distanza ontologica persistente tra l'industria a stelle e strisce e le vetture economiche.
Per quanto mi riguarda, in definitiva, l'avvistamento riguarda un'auto che può dirsi interessante solo per gli spunti di riflessione storica e tecnico-industriale che può sucitare, e che, per il resto, considero l'ennesima occasione sprecata per importare su suolo italico una vettura d'oltreoceano realmente pregevole ed attraente (al di là dell'aggravante della customizzazione), anche con una spesa limitata.
#9 | gabford il 05/07/2017 02:27:35
questa minacciosa customizzazione nero-opaco

Una delle peculiarità della Maverick era tra l'altro quella di avere una gamma di colori dalle denominazioni più originali mai sentite: a listino c'erano, ad esempio, le tinte menta anti-sistema, cannella originale e doratura freudiana nghenghe. Si trattava di un'ulteriore strategia per attrarre la clientela giovane, assieme agli slogan che avevo citato in precedenza.
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