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Lancia Aurelia B15S Limousine

lanciaaureliab15stefanozero20240607.jpg
Anno 1953 (Stefanozero).

Data: 09/06/2024
Commenti: 11
Visualizzazioni: 3475
Commenti
#1 | Fantonx14 il 08/06/2024 21:58:38
Questo è un colpaccio!! Non pensavo nemmeno che esistesse una versione limousine.
#2 | mariano il 08/06/2024 22:30:17
Spettacolare. Shock
Immagino sia opera di qualche carrozziere o di una richiesta speciale da parte di un cliente facoltoso.
#3 | S4 il 08/06/2024 22:40:15
Shock
#4 | mikitiki94 il 08/06/2024 22:43:04
Berlina 3 luci, mi pare presente nel listino ufficiale Lancia (benché la realizzazione fosse appaltata a Bertone).
#5 | oinotna il 08/06/2024 23:02:43
Già la versione standard, sulle strade dei primi anni 50 era qualche spanna sopra la media, questa era di un altro pianeta!!
#6 | atae21 il 08/06/2024 23:38:25
E con la sua prima targa! Pazzesca! Shock
#7 | Sauro il 09/06/2024 00:55:49
A mio gusto, decisamente sgraziata!
#8 | Frabo187 il 09/06/2024 01:08:47
Pazzesca! Chissà la storia che la riguarda..
#9 | Markino il 09/06/2024 09:16:05
Versione oggi sconosciuta anche a molti appassionati, la "B15", destinata essenzialmente ad un utilizzo di alta rappresentanza, e di noleggio o di servizio di piazza, fu prodotta tra il 1952 e il 1953 in soli 81 esemplari - 67 dei quali con guida a destra - per il tramite della carrozzeria Bertone, all'epoca uno dei tanti piccoli atelier torinesi, che solo dal 1954, con la commessa per la realizzazione della "Giulietta Sprint", avrebbe iniziato il salto verso una dimensione industriale.
Pianale allungato di una quarantina di centimetri, padiglione rialzato, terza luce laterale, strapuntini posteriori per due persone e cristallo interno divisorio tra vano anteriore e passeggeri erano le principali differenze estetiche rispetto alla berlina di derivazione "B21", della quale adottava il propulsore da 1.991 cm3, con potenza tuttavia ridotta a 64 CV, adatti solo ad una condotta ovattata e "turistica" - peraltro coerente con la vocazione di questo allestimento - considerata la massa incrementata di almeno 150 kg.
Poco più un esperimento, in sostanza, che già all'epoca risultò per nulla incisivo, visto anche il costo importante, e del quale oggi non resta quasi traccia, posto che gli esemplari superstiti non devono essere più di 4 o 5, per tre dei quali ho avuto notizia o testimonianza tangibile nel corso del tempo, incluso questo, ben colto da Stefano, restaurato integralmente da un professionista dell'appennino emiliano dopo un lunghissimo periodo di fermo, ed un recupero rocambolesco anche per il modo in cui era stata accantonata la vettura.
Il celebre ospedale pediatrico genovese Giannina Gaslini potrebbe tuttora conservare in un suo deposito un esemplare blu scuro con prima targa GE 6, auto di servizio dell'Istituto all'epoca, poi dimenticata al chiuso per decenni, e riesumata per il grande pubblico in tutta la sua "patina" - a dir poco - solo in occasione di una delle prime edizioni - inizio anni '90 - della bella rassegna locale "Auto Story", dove forse alcuni frequentatori di questa piattaforma potrebbero averla notata.
Di un terzo esemplare ebbi solo modo di adocchiare la citazione per la vendita in un cartello posto su una Chevrolet "Corvair" bianca con prime targhe MI, esposta ad una remota edizione della fiera di Novegro.
#10 | LeleDS19 il 09/06/2024 14:55:31
Markino, le sai.....tutte!!!
#11 | prof il 10/06/2024 17:58:47
L'auto di per sé, nonostante l'innegabile valore intrinseco e la rarità, non mi entusiasma.
Molto meglio... l'analisi di Markino. Smile
Grazie alla quale, come al solito, imparo cose nuove.
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