Avvistamento di notevole spessore per modello e rarità, senza contare la magnifica tonalità simil-blu pervinca metallizzato, a sua volta, probabilmente, poco frequente già ai tempi; ottima, inoltre, la targatura lagunare d'origine.
Solo 2mila circa le unità realizzate di questa versione Berlinetta fast-back al cui disegno collaborò la carrozzeria Touring, oramai in grande difficoltà dopo il naufragio dell'accordo produttivo con il Gruppo Rootes. A torto quasi ignorata dal collezionismo, da lustri è estremamente difficile da incrociare: appena una manciata le superstiti, al pari della successiva "S" con propulsore 1.438 e coda ridisegnata.
A questo magnifico esemplare potrebbe difettare - se non erro - la nervatura verticale al centro della calandra, e lo scudetto specifico che vi è applicato nella parte superiore (salvo che il primo, o entrambe, fossero stati soppressi nel corso della breve vita produttiva), ma è già un miracolo sia ancora nel mondo dei "vivi".
Gioiellino di tecnica ed estetica da preservare. Eccellenti tinta e condizioni. Lei e la A111 mi hanno sempre affascinato, avrebbero meritato maggior successo di vendite e una maggiore considerazione da parte degli appassionati (per quanto non sia prossima allo zero), ma almeno si possono trovare a cifre abbordabili, in genere.
Macchina di grande interesse storico, prima automobile del gruppo Fiat a sperimentare la trazione anteriore con motore trasversale secondo lo "schema giacosa", che differiva dallo "schema Issigonis" della Mini per il fatto di non avere il cambio integrato al motore ma, più tradizionalmente, affiancato ad esso. Questo consentiva di superare gli evidenti limiti di una lubrificazione in comune tra motore e cambio e, per questa ragione, è in seguito divenuto lo schema progettuale standard adottato nella produzione internazionale di auto a trazione anteriore. Già solo per questa ragione è da considerarsi un veicolo notevole, a suo tempo molto innovativo, che meriterebbe di maggiore ricordo e considerazione. Ottimo avvistamento!
Credo sia stata demolita, vista sui social (l'auto è identica e c'è scritto che era targata Venezia), in base a quanto c'era scritto era in vendita a 6000 euro, hanno ricevuto offerte solo fino a 3500 e allora piuttosto che darla via a quella cifra l'hanno demolita...
Incredibile, assurdo, demenziale...
Le superstiti si contano su una mano, e ora bisogna togliere pure un dito.
Strano non si siano fatti avanti acquirenti stranieri, gli unici che "capiscono", e pagano senza lagnarsi come pezzenti della cifra richiesta.
All'ultimo raduno internazionale del Registro Touring Superleggera, svoltosi nel novarese, era presente un esemplare bianco di questa stessa serie, e proveniva dal Belgio (ex targa TO).
Grandi genii...
Credo sia la stessa della quale il demolitore cercava di piazzare i pezzi vendibili a prezzi improponibili. Alla fine credo abbia schiacciato tutto e ciao.
Per contro, un caro amico francese collezionista del marchio e amico del (fu) gruppo Chardonnet, possiede una Coupe S azzurro metallizzato assolutamente perfetta, pari al nuovo, frutto di un enorme lavoro.
Ammirata personalmente una decina di giorni fa.
Evidentemente il prodotto italiano di eccellenza è più amato e rispettato all'estero...
il demolitore cercava di piazzare i pezzi vendibili a prezzi improponibili. Alla fine credo abbia schiacciato tutto e ciao.
Il film è sempre il solito: lucrare l'impossibile, immeritatamente, quando si vende, ma pretendere di accaparrarsi le cose a quattro spiccioli, se non gratis, quando si è dall'altra parte della barricata, quella dell'acquirente.
Succede in qualsiasi ambito.
Gli stranieri hanno un atteggiamento molto più serio: davanti ad un prezzo, cercano di capire il valore reale che sta dietro quella richiesta, e, quando lo riconoscono, pagano e portano via. Gli italiani vanno solo in caccia dello sconto per lo sconto, segno di una mentalità ottusa, oltre che retaggio incancellabile di un'atavica miseria nazionale. Non è poi certo un caso se, negli ultimi lustri, diverse migliaia di nostre vetture pregiate siano finite oltreconfine.
Purtroppo in Italia la cultura dell'automobile è sparita ormai da diversi anni, ed esempi come questo vanno ancora di più a rafforzare quest'amara mia considerazione.
Questi episodi sottolineano, se mai ce ne fosse bisogno, di quanto sia insulsa l'esistenza umana.
Più concretamente, dimostrano come le automobili datate siano al sicuro (salvo ovvi casi di forza maggiore, come furti, incendi o alluvioni) soltanto nelle mani di collezionisti autentici (che posseggano una o cinquanta vetture è indifferente), questa spregevole (per taluni) categoria in realtà votata per missione alla conservazione e perpetuazione dei beni, anche in totale contrasto con mere logiche di portafoglio.
Io ho la ditta da quasi 20 anni, come molti amici ormai conoscono bene. A me sembra di acquistare e rivendere entro certi limiti della logica del mercato, soprattutto dettato dalla offerta/richiesta. E questo riscontro l'ho avuto dalla soddisfazione e l'amicizia che poi si instaura spesso tra me e il cliente. O quantomeno il rispetto. Oggi noto che molti privati non vengono più a cercare la macchina d'epoca che li fa sognare o fa riaffiorare piacevoli ricordi ma piuttosto quella che, in fase di rivendita (a volte anche dopo pochi mesi) garantisce una plusvalenza o perlomeno un bilancio in pareggio. Nessuno vuole buttare soldi dalla finestra ma se decidi di prendere un'auto d'epoca è uno sfizio, una cosa che va oltre l'auto necessaria per andarci al lavoro. E quindi le passioni comportano anche di ragionare col cuore piuttosto che col portafogli e la calcolatrice. In questo caso, fosse stata mia la Primula, l'avrei proposta ad una cifra adeguata che mi garantisse un guadagno (ci pago le tasse e ci campo la famiglia come fa il fornaio, il parrucchiere o il notaio). Se nessuno l'avrebbe acquistata perché giudicata cara avrei abbassato le pretese arrivando ad un guadagno minimo pur di vederla accasare bene. Ma evidentemente il privato che la vendeva non si è fatto scrupoli nel mandarla al macero rifiutando 3500 euro. Sempre che tutto ciò sia quello realmente accaduto, ovvio.
Oggi noto che molti privati non vengono più a cercare la macchina d'epoca che li fa sognare o fa riaffiorare piacevoli ricordi ma piuttosto quella che, in fase di rivendita (a volte anche dopo pochi mesi) garantisce una plusvalenza o perlomeno un bilancio in pareggio.
Questa categoria di persone mi disgusta talmente tanto da non meritare nemmeno un saluto, da parte mia s'intende.
Strano non si siano fatti avanti acquirenti stranieri, gli unici che "capiscono", e pagano senza lagnarsi come pezzenti della cifra richiesta
Se quanto c'era scritto è vero, l'auto sarebbe rimasta in vendita solo un paio di settimane, e poi visto che nessuno ha pagato la cifra che pretendevano, l'hanno rottamata. Se avessero aspettato di più può darsi che qualche straniero sarebbe spuntato fuori. Questo rende ancora più folle la vicenda. Pretendevano che già il giorno dopo facessero a spintoni per correre a dargli la cifra richiesta evidentemente. Meglio che eviti di dire ciò che penso al riguardo...
(foto "neim4" )