Soltanto i cultori di storia motoristica, oggi, sono in grado di riconoscere in questa ultracentenaria la vettura che, nel 1921, con largo anticipo sulla concorrenza, segnò tappe fondamentali nell'evoluzione stessa dell'automobile, come l'introduzione delle sospensioni indipendenti sulle quattro ruote, e la struttura monocoque, o carrozzeria portante, con i grandi vantaggi dinamici e costruttivi che ne derivavano, alla quale tutti gli altri produttori inizieranno a convertirsi molto in seguito, spesso nel dopoguerra.
Nei miei trascorsi da girovago ci sono ben quatro corposi raduni internazionali "Lambda" (con diverse altre Lancia aggregate) in Valsesia, e poco ci è mancato che, lo scorso fine settimana, assistessi pure al quinto, che ha visto schierate quasi 40 unità del modello (nel 2016 si arrivò persino a 60); quasi inevitabile, quindi, che abbia avuto occasione di incrociare anche questo esemplare, risalente alle origini come dimostrano i parafanghi posteriori che si librano in aria "come libellule", e, ritengo, il propulsore 4 cilindri di 2120 cm3 (portato nelle ultime serie sino a 2569 cm3), abbinato ad un cambio a tre rapporti (quattro dalla 5a serie, realizzata nel 1925).
L'anno, riportato anche sulla vetusta targa ASI se ben ricordo, dovrebbe essere il 1922, quindi proprio l'avvio della commercializzazione, sebbene qualche "vocina" esprimesse dubbi sulla completa autenticità dell'esemplare.
Molto probabilmente, la vettura era diretta al raduno citato, svoltosi tra Lago d'Orta e Valsesia, con tappa d'obbligo a Fobello, borgo natio di Vincenzo Lancia.
Meravigliosa... Impossibile, per un appassionato di automobili, restare indifferente d'innanzi a gioielli del genere, testimoni di un periodo pionieristico in cui l' Italia si poneva ai vertici della innovazione tecnologica in campo automobilistico. In questo contesto, la Lambda concentrò una serie di innovazioni eccezionale, frutto delle intuizioni di Vincenzo Lancia, che seppe anche avvalersi di tecnici di primissimo ordine che lo aiutarono a mettere in pratica le sue idee. Per quanto riguarda la progettazione della carrozzeria portante, assoluta primizia, la cui ispirazione derivò dalla osservazione, da parte di Lancia, delle strutture navali, così come per il disegno delle sospensioni anteriori indipendenti (per le quali furono ideati anche innovativi ammortizzatori idraulici coassiali alle molle di sospensione), va ricordato il Cav. Battista Falchetto, che molto contribuì alla realizzazione di tali eccezionali novità. Tra l'altro, Falchetto, che lavorò alla Lancia dal 1920 al 1943 e poi dal 1953 al 1963, nella parentesi tra i due periodi, fu anche il progettista del ciclomotore Motòm, anch'esso caratterizzato da una impostazione originale, con struttura in lamiera stampata in luogo del solito telaio in tubi.
Finalmente avevo ripreso la mia fedele due ruote alimentata a spaghetti per un tranquillo giretto pomeridiano, dopo l'intera estate di un sole eccezionalmente aggressivo e temperature spaventose, quando, alla rotatoria ad una sessantina di metri davanti a me, scorgevo una lunga sagoma scura totalmente diversa dalle solite transitare perpendicolarmente alla mia direzione, così svoltavo in fondo a destra tentando un inseguimento sulla provinciale, superando a lato la colonna di auto che vi si erano accodate, ferme al semaforo. Il verde scattato da poco mi consentiva ugualmente di raggiungerla per pochi secondi, catturando questa unica immagine letteralmente al volo.
Complimenti al proprietario.