Lancia Aurelia B10
Anno n.c., targhe nere del 1956 (atae21).
Data: 14/07/2014
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La sostituta dell'Aprilia, che si dimostrò all'altezza della commovente aspettativa di un anonimo operaio del montaggio, il quale lasciò un toccante biglietto di commiato appunto nel baule dell'ultimo esemplare costruito, era una vettura innegabilmente Lancia sotto tutti i profili: innovazione tecnica, con il propulsore 6V con angolo di 60°, 1750 cc, opera di Francesco De Virgilio, eccellenza costruttiva, gradevolezza e sobrietà estetica, ottima adattabilità all'impiego sportivo, mentre la carrozzeria portante, alla quale i costruttori europei - italiani in testa - iniziavano a convertirsi, era una prerogativa della Casa sin dai tempi della Lambda (1921).
Nell'Italia del 1950, dove dilagava la povertà e le distanze tra le classi sociali erano abissali, l'Aurelia non poteva che rivolgersi a un ristretto pubblico di appartenenti all'alta borghesia. Non furono pochi, inoltre, i piloti che utilizzarono in competizione la B10, e poi le più performanti B21 e B22 con cilindrata 2,0 e 2,2 lt: le foto dell'epoca mostrano manipoli di Aurelia berlina schierate alla partenza della Mille Miglia, dove si innescò la rivalità con l'Alfa Romeo 1900, lanciata a pochi mesi di distanza. Peraltro, le doti velocistiche della B10 di serie non erano eccezionali: se la punta massima era di circa 135 km/h, il pregio maggiore erano la coppia e la rotondità di funzionamento, assicurate dal frazionamento della cilindrata.
Non potendo non sottolineare la straordinaria bellezza dell'esemplare in foto, che reca fanalini posteriori probabilmente di derivazione Giulietta Sprint/Spider, resto incerto sulla tinta, che potrebbe essere il classico nero, oppure uno splendido verde scuro che ho visto ben poche volte.
Avvistamento superbo di un esemplare a me ancora sconosciuto.