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Fiat 508 C

fiat508ctime20150209.jpg
Anno n.c., targhe nere del 1953 (time101cv).

Data: 05/02/2018
Commenti: 7
Visualizzazioni: 2052
Commenti
#1 | Astrale il 09/02/2015 08:38:49
Cominciano ad interessarmi anche queste.......
#2 | bob91180 il 09/02/2015 10:12:34
Pezzo di notevole pregio di vecchia omologazione ...
#3 | Markino il 09/02/2015 12:01:49
Dalla miniatura, avrei detto "1100 A".
Le prebelliche sono le vetture con cui è nata la mia grande passione per le auto storiche, fin da quando, a 4 anni, sfogliavo avidamente "Le Grandi FIAT" di Angelo Tito Anselmi, con tavole di Fabio Luigi Rapi, ricevuto in regalo da uno zio (un libro stupendo, che conservo tuttora, per quanto malridotto; ai mercatini, è sempre costato una fuciliata).
La 508 C, radicale evoluzione della 508 Balilla e capostipite della fortunatissima generazione delle 1100, può essere considerata a buon diritto una vettura moderna, al pari delle coeve FIAT 6C 1500 e Lancia Aprilia, che costituivano il nerbo dell'offerta nazionale per le taglie medie. Costruite in circa 50mila esemplari sino allo scoppio del conflitto, le 508 C hanno patito l'amaro destino di gran parte del parco circolante negli anni terribili 1940-1945, per essere poi ricercatissime (in virtù di una notevole robustezza) negli anni successivi come base per i camioncini che animarono le attvità minute della Ricostruzione.
Naturale, quindi, che ne siano sopravvissute ben poche. In una retrospettiva del 1988, Ruoteclassiche censiva in meno di dieci gli esemplari perfettamente integri: un dato che, a oltre 25 anni di distanza, posso categoricamente smentire, avendone incrociate almeno una dozzina nel solo Nord Italia. Questo bell'esemplare si aggiunge alla lista delle sconosciute, con mia grande soddisfazione Smile
#4 | Uno Turbo D il 09/02/2015 17:37:03
I censimenti non tengono conto di diversi fattori in generale...capisco che sia stata una vettura molto rottamata ai tempi, ma 10 sono troppo poche!
#5 | Alfa33 il 09/02/2015 22:25:29
A proposito di censimenti, bisogna riconoscere che grazie al sito abbiamo scoperto che comunque il parco auto italiano riserva veramente molte sorprese, tanti modelli che non vedo più da 2 decenni dalle mie parti, sono ancora reperibili altrove, non di certo con facilità, però ci sono.
Sicuramente le aree geografiche influiscono, unitamente ad altri fattori che abbiamo avuto di nominare altre volte.
#6 | gabford il 09/02/2015 22:44:54
La 508 C, radicale evoluzione della 508 Balilla e capostipite della fortunatissima generazione delle 1100, può essere considerata a buon diritto una vettura moderna, al pari delle coeve FIAT 6C 1500 e Lancia Aprilia

E' in effetti molto evidente la parentela stilistica con la 1500, di poco antecedente.
Considerando il contesto storico così ben descritto (al solito) da Marco, quando vedo queste vetture prebelliche mi viene spontaneo immaginarle come "individui" a cui oggi guardiamo con simpatia, ma che hanno superato tempi davvero difficili per arrivare fino a noi.
Da bambino, a quanto ricordo, mia nonna paterna mi raccontò che la 508C era stata l'auto di famiglia. Certamente la vettura superò la guerra, ma alla fine degli anni '50 fu probabilmente venduta o demolita, in quanto mio nonno non poteva più guidare per motivi di salute, nonostante fosse ancora piuttosto giovane. Credo che anche mio padre non ne abbia più memoria, in quanto all'epoca era ancora troppo piccolo.
#7 | Markino il 10/02/2015 00:08:01
E' in effetti molto evidente la parentela stilistica con la 1500, di poco antecedente

La 6C 1500, una delle più belle vetture mai costruite dalla FIAT, fu introdotta nel 1935, e il suo disegno aerodinamico, frutto della matita di Rodolfo Schaeffer, in collaborazione con uno dei più geniali stilisti italiani, Mario Revelli di Beaumont, ispirò la minuscola 500 (1936), nonché la stessa 508 C (1937). Un family-feeling ante litteram, quindi, che testimonia come molte - apparenti - invenzioni degli ultimi decenni, magari tali solo perchè ammantate con qualche termine anglosassone (che il fascismo degli anni '30 avrebbe di sicuro bandito) siano in realtà tributarie di epoche ben più lontane. Strategia, quella di creare una certa omogeneità stilistica tra le proprie vetture, non certo nuova per la FIAT: solo per stare al primo dopoguerra, la media 505 e la lussuosa 510 nascevano come ingrandimenti a pantografo della 501, prima vettura a basso costo di esercizio della Casa torinese. Nel 1925, l'adozione del radiatore a timpano sulla nuova 509, in luogo della sagoma ovoidale, ebbe un tale successo da imporre il restyling dell'intera gamma superiore, che, con poche modifiche, aumentò dì due numeri la propria sigla (503, 507 e 512). Eppure, per la FIAT, di "family feeling" si sarebbe parlato esplicitamente solo negli anni '80, con le calandre dell'intera gamma ornate dal nuovo logo a cinque barrette oblique Smile
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