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Lancia Artena 6 luci

lanciaartenacesco20180709.jpg
Anno 1932 (Cesco).

Data: 10/07/2018
Commenti: 6
Visualizzazioni: 2151
Commenti
#1 | time101cv il 09/07/2018 08:21:47
www.targhenere.net/gallery2/wp-content/uploads/2018/07/artenapv6396b.jpg
(foto "Cesco" )
#2 | peppecantarella il 09/07/2018 18:42:21
Avvistamento di una vettura di cui ritengo ne siano rimasti pochissimi esemplari dei già pochi prodotti all'epoca. Questa, del 1932, appartiene al primo periodo produttivo. Da notare che questa è una "sei luci"
#3 | Alfa33 il 09/07/2018 22:22:00
Targa originale, chissà che storia ha alle spalle.
#4 | Markino il 10/07/2018 00:12:57
Esemplare notevolissimo, a me sinora sconosciuto, di "Artena" capostipite, gemella - anno compreso - della "6 luci" conservata dalle mie parti con prima targa GE 1.
Esaurito nel 1931 il potenziale della "Lambda", una delle pietre miliari nella storia dell'automobile, la Lancia ne sdoppiò l'eredità in due modelli ben distinti: la lussuosa "Astura", dotata di propulsore 8V da 2,6 lt, - poi saliti a 3,0 lt. - e destinata ad essere prevalentemente carrozzata da fornitori esterni (Pininfarina, Stabilimenti Farina, Castagna, Boneschi, ma anche atelier stranieri come i britannicii James Young, Carlton o Vanden Plas), e la meno esclusiva "Artena", più spesso carrozzata dalla stessa Lancia, che era pur sempre una raffinata 2 litri dal nobile blasone, in un'epoca in cui gran parte delle famiglie italiane viveva con redditi - non di rado non continuativi - molto modesti, e il rapporto tra la popolazione e il parco circolante era di circa un veicolo ogni 150 abitanti, molto inferiore a Gran Bretagna e Francia, e - per quanto strano possa sembrare - più simile a quello della Germania. Questa statistica celava una realtà ancora più magra, perché numerose vetture erano utilizzate per affari o per servizio, essendo di proprietà di aziende od enti pubblici, mentre i privati cittadini che potevano permettersi l'automobile erano una sparuta minoranza di privilegiati. Nel caso poi di una "Artena", il discorso si faceva assai più stringente, considerato che, a fronte di una configurazione perfetta per fini prettamente istituzionali e di rappresentanza, solo pochissimi facoltosi avrebbero potuto permettersi, per uso personale, l'onere dell'acquisto e del mantenimento, che implicavano quasi automaticamente la residenza urbana. Vista la targatura di Pavia, trattandosi di provincia a vocazione prevalentemente agricola, le ipotesi circa il primo proprietario di questa splendida berlina metallica potrebbero riguardare qualche grosso proprietario terriero della zona, od altro "notabile" locale, oltre agli organi territoriali dello Stato o alle branche del PNF. Altro motivo di grande interesse, per vetture di questa generazione e tipologia - che spesso le portava a finire preda di requisizioni - sono le modalità, spesso rocambolesche, con cui hanno passato più o meno indenni il conflitto, durante i cui lunghi anni sparì oltre la metà del misero parco censito al 1939/'40.
Se l' "Astura" attraversò l'intero decennio '30, divenendo l'ammiraglia italiana per eccellenza, e comparendo spesso in versione scoperta nelle infauste parate del Regime, l' "Artena" ebbe una vita produttiva più discontinua, con tre serie succedutesi tra il 1932 e il 1936, e una 4a serie realizzata in epoca bellica per scopi istituzionali o militari; il consuntivo totale del modello fu di circa 5.500 unità, poche decine delle quali oggi superstiti.
All'avvistatore, oltre alle più sperticate lodi, un quesito riguardo al colore della carrozzeria, che nella foto d'anteprima sembra essere il classico blu Lancia, mentre nella seconda immagine risulta più assimilabile ad una sorta di faggio o amaranto molto scuro...
#5 | Alfa33 il 10/07/2018 00:40:55
Ottima analisi, completissima ed accurata.
#6 | Cesco il 13/07/2018 21:07:50
Ringrazio per le sperticate lodi e mi scuso per il ritardo con cui rispondo circa il colore della carrozzeria: un amaranto molto scuro. Smile
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