Come quello con targa messinese già pubblicato, anche questo esemplare calca da anni le scene della regolarità storica, ambito che annovera incalliti professionisti del pressostato, quasi sempre dotati di vetture anteguerra, favorite nella metodologia di computo dei punteggi.
Esemplare con patina di conservato (o, meglio, di restauro oramai lontano), e munito di targa assai datata, ancorché postbellica; che poi si tratti di una "Coppa d'Oro" autentica (ne girano un po' troppe, ed è noto che, nel tempo, sono stati realizzati diversi falsi, trattandosi di versione pregiata), o del rimaneggiamento di una Berlina, che, a fine anni '50, in qualche raro caso, poteva ancora persino trovarsi in normale esercizio, non è certo cosa facile da stabilire senza un esame dal vivo della vettura, o senza conoscerne direttamente la storia.
Ad un primo impatto, è comunque esteticamente ed emotivamente appagante.
Avevo letto (ma non ritrovo la fonte, quindi potrei sbagliarmi) che la "Coppa d'Oro" nasceva sul telaio allungato, condiviso con la versione "Camioncino". Quindi è facile che qualche Camioncino sia stato convertito in Coppa d'Oro; ma è possibile che, nell'immediato dopoguerra, sia accaduto anche il contrario!
Parlando di telaio, mi pare di ricordare che il numero di serie non faccia distinzione tra Berlina, Spider e Coppa d'Oro rendendo quindi impossibile sia quantificare numeri precisi di produzione sia usarlo per distinguere possibili repliche da modelli genuini.
Foto praticamente identica all' altra pubblicata qualche settimana fa, si capisce che non passavano per caso...
Viaggiavano infatti insieme, probabilmente di ritorno da qualche manifestazione motoristica; è sempre ammirevole incrociare queste prebelliche usate con una certa disinvoltura sulle caotiche strade moderne.
non credo che sia il genere di auto che si usa per andare a bere un caffè o per andare in trattoria...
In verità, nella mia casistica di avvistatore devo annoverare almeno 2 o 3 circostanze di questo tipo, limitandomi naturalmente al novero delle prebelliche qualificabili come "rare".
Naturalmente miserrima... tuttavia in quell'occasione furono usate "per andare a bere un caffè o per andare in trattoria"
PS a onor del vero, non so se hanno bevuto il caffè, speriamo non fosse un cordiale...
Quella a sinistra è una targa di Genova (anche se l'ombra del fanalino ha trasformato la "E" in "L" ), quella a destra è una targa ASI in vecchio formato.
anche se l'ombra del fanalino ha trasformato la "E" in "L"
Più che in L, direi in una specie di C squadrata, il trattino al centro proprio non si vede, per quello per qualche secondo subito anch'io ero rimasto perplesso, poi ho capito che è GE.
Grazie a tutti per il chiarimento, mi pareva, appunto, che la sigla fosse "GL".
Notevole, comunque, che a Genova, nel '57, la numerazione fosse già così elevata, quasi come a Napoli, non credevo.
Notevole, comunque, che a Genova, nel '57, la numerazione fosse già così elevata, quasi come a Napoli, non credevo.
Mi pare che, già all'epoca, la numerazione di Napoli fosse un po' superiore alla "nostra"; con gli anni, avrebbe molto allungato le distanze, circostanza naturale vista la popolosità della città e del suo hinterland, molto accresciutasi negli anni del boom edilizio.
Genova, negli anni '50/primi '60, "compensava" la ben minore quantità di abitanti - all'epoca cospicua e in aumento in città (che, peraltro, si estende su un territorio molto vasto), ma tradizionalmente non elevata in provincia, dove non è mai esistito un hinterland, se mai una più distante area "Tigullio" imperniata su Chiavari e Sestri Levante/Lavagna, cresciuta col tempo ma comunque relativamente modesta - con una notevole ricchezza privata e una gran quantità di aziende, che determinavano, l'una, un robusto acquisto e "rotazione" di autovetture, l'altra un corposo parco di veicoli commerciali e industriali.